Maria Pace Ottieri con Silvio Perrella

Testimoni d'archivio
2015_09_11_105

«Dal fascismo adolescenziale all'antifascismo il più accanito, dall'industria e dall'osservazione complice dell'esperienza operaia, al set, al jet set, alla clinica e all'amore. Voleva essere un sindacalista playboy». Così si descriveva Ottiero Ottieri, scrittore autobiografico per eccellenza, almeno secondo una delle definizioni che hanno sempre cercato di riparare alla difficoltà di catalogarlo nei generi letterari tradizionali. Autore prolifico - lamentava di essere affetto da graforrea - e nel contempo ansioso e ilare, Ottieri ci ha lasciato romanzi, poesie, diari, brevi saggi in cui ha riversato tutto il mondo storico e sociale in cui si è trovato immerso, cercando di scrivere per non precipitare nell'abisso. A tracciarne un profilo privato e insieme letterario sarà la figlia Maria Pace Ottieri, insieme a Silvio Perrella, studioso dell'opera di Ottieri.

Il Novecento raccontato a voce. Con "testimoni d'archivio" Festivaletteratura punta a raccogliere le memorie dirette di coloro che hanno avuto la fortuna di vivere accanto ad alcuni dei protagonisti della cultura del secolo scorso. Le registrazioni video integrali degli incontri saranno conservate e rese disponibili presso l'Archivio di Festivaletteratura.

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