RETROSPETTIVA AMOS OZ

Retrospettiva Amos Oz
Palazzo San Sebastiano 8 settembre 2010 - h 18.30
2010_09_08_007

1. Storie nella storia


«C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand'anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver»: Amos Oz racconta se stesso ("Una storia d'amore e tenebra"), la Storia come somma di esistenze, il potere della letteratura e della lettura affiancato dal giornalista Luciano Minerva.


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cronaca  Intervistato da Luciano Minerva, lo scrittore ha spiegato a palazzo S. Sebastiano - nel primo appuntamento della retrospettiva a lui dedicata - che la Storia è anche somma di esistenze. Già ogni uomo è infatti somma di uomini diversi: osservandolo, proietta tre ombre. Leggere è come fare l'amore: il buon lettore si fa coinvolgere nella storia che legge senza chiedersi se si tratti o meno di realtà.
Tutti, ha detto Oz, hanno bisogno di ascoltare e narrare storie: lui ne resta persino «incinto». Parlando poi della sua Storia d'amore e di tenebra ha sottolineato l'ambiguo legame che unisce l'uomo ai due termini, e come egli stesso abbia indagato il buio nascosto in un amore perfetto. Non bisogna raccontare per far cambiare idea a qualcuno - ha concluso - ma per cercare di mettere ordine nel caos dell'esistenza (pur sapendo che, essendo contro il creato e contro Dio, è lotta persa in partenza), tenendo sempre presenti però le ragioni di tutti coloro che nell'esistenza si scontrano fraintendendosi.
Oggi, l'unico aggettivo calzante per descrivere Palazzo San Sebastiano è «affollato».
In perfetto orario arriva sul palco Luciano Minerva, prontissimo a punzecchiare Amos Oz; lui però non ha bisogno di spinte e si dimostra generoso con il pubblico.
L'incontro parte con un accenno al passato: l'autore israeliano, infatti, è già stato a Mantova e dichiara di conservarne un ottimo ricordo. Esaurite le formalità, Minerva ammonisce tutti noi del pubblico, avvisandoci che potremmo diventare protagonisti di un libro di Oz. «I am a spy», egli dichiara poco dopo e aggiunge che osservare il genere umano è una pratica che ama indipendentemente dal suo mestiere.
Poi il discorso si sposta sul rapporto tra scrittore e lettore e Oz non lascia dubbi sulla sua opinione «read a novel is like love making, two people are involved and both of them are active»; egli ha deciso di trattare il suo lettore come un partner.
L'atmosfera si fa più seria e Oz non si tira indietro quando si tratta di parlare delle proprie tragedie famigliari e della sua infanzia. Emergono i sentimenti: la rabbia della fanciullezza che si è dissolta, il senso di colpa e i suoi pensieri sul buio che non crea più turbamenti «I have made peace with darkness».
L'atmosfera torna un po' più leggera quando lo scrittore inizia a parlare del suo popolo definendo Israele una "raccolta di litigi». Il passato, tuttavia, non abbandona la chiacchierata: il primo amore e il nonno donnaiolo.
Queste così intime confessioni vengono giustamente premiate da un pubblico desideroso di fare domande.

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