Alberto Arbasino con Alessandro Zaccuri

Palazzo San Sebastiano 4 settembre 2008 - h 18:45
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Nella sua lunga esperienza di scrittore, saggista, narratore, commentatore, recensore, intervistatore, Alberto Arbasino ha praticato la fusione dei generi e degli stili, dando vita a un proprio genere e stile che finisce, non a caso, per coincidere con la sua stessa persona: un «journal ininterrotto», per usare una definizione di Italo Calvino. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo "L'ingegnere in blu", un ritratto di Carlo Emilio Gadda. Lo incontra il giornalista Alessandro Zaccuri.


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cronaca  Stranamente, l'incontro con Alberto Arbasino (scrittore sofisticato e sperimentale, giornalista di costume, critico teatrale e musicale ma anche conduttore) inizia parlando di televisione. Nella memoria di Alessandro Zaccuri è forte il ricordo di "Match", programma che Arbasino conduceva per la tv di Stato.
Il format era estremamente semplice: due personaggi per puntata che si sfidavano a singolar tenzone. Nella scrittura di Arbasino la sfida è un tema ricorrente; sfida alle storture del sistema Italia, sfida all'asfittico gergo dei nostri giornali, sfida alla figura dell'intellettuale italiano.
Con i suoi calzini gialli e la erre moscia incanta il pubblico del Festival, ripercorrendo attraverso i suoi scritti momenti importanti della storia del nostro Paese e della sua storia. Dalla provincia ("La bella di Lodi") al rapimento Moro ("In questo Stato"); dalle esperienze all'estero ("Parigi o cara", "Lettere da Londra") all'amore per la musica ("Marescialle e libertini"). Senza dimenticarsi dell'ingegnere Gadda, suo amico e sodale ("L'ingegnere in blu").
A Mantova Arbasino presenta anche estratti dalla sua ultima opera, di prossima uscita per Adelphi, "La vita bassa"; metafora del vivere quotidiano: bassa è la vita dei pantaloni dei ragazzi ma anche la società italiana. Definisce le passate elezioni («snodi, svincoli e scivoli») riconfermando la sua passione per il surrealismo e i lunghi elenchi. Punzecchiato da Zaccuri risponde citando Auden: «lodare le cose perché esistono».

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