CONFINI: QUANTE LINGUE HO DOVUTO IMPARARE


I saperi dell'Africa in movimento: letteratura e testimonianze

Archivio di Stato di Mantova 7 settembre 2008 - h 11:30
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Strade, frontiere, lingue, ritmi, rotte interrotte, poesie, musiche, video. Introduce e modera: Alessandro Triulzi.


A cura di lettera27 Onlus e Wikiafrica. Per il progetto di WikiAfrica a Festivaletteratura vedi pag. 20 del programma cartaceo.

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cronaca  Passaggi, percorsi, parole, storie. Strade, frontiere, ritmi, musica. Sono i saperi dell'Africa, letteratura e testimonianze che parlano della terra rossastra e polverosa, delle sue donne dalle labbra carnose e dalle braccia forti, del coraggio dei suoi migranti. Ecco i saperi di cui si è parlato a "Confini: quante lingue ho dovuto imparare". L'incontro, a cura di lettera27 onlus e Wikiafrica, ha visto un'Africa raccontarsi attraverso le parole di chi vi è nato e anche di chi la conosce dall'esterno: «La storia dell'Africa non è fatta solo dagli africani che vi vivono: a essa contribuiscono anche tutti coloro che la lasciano in cerca di speranza, i migranti. Che la portano con sè nel Nord del mondo». Alessandro Triulzi ha esordito con queste parole, passando poi la parola a Dagmawi Yimer, che dalla Libia, nel 2006, è approdato in Italia, dove vive grazie alla protezione umanitaria dello stato italiano. Il libanese ha presentato "Il deserto e il mare", documentario che raccoglie memorie di migranti. «Un modo per dar voce a quella parte di comunità umana che non può raccontarsi: perché non conosce la lingua, perché priva di permesso di soggiorno, perché considerata dalle stesse leggi un'umanità di serie B», ha aggiunto la filosofa Federica Sossi: «una comunità umana che ha tutto da narrare. Per comprenderla, non serve conoscerne il linguaggio: è necessario, però, disporsi all'ascolto, imparare la lingua del silenzio». Anche Marco Carsetti, di Asinitas Onlus, ha parlato del bisogno di condividere storie: «A tal fine occorre però creare dei luoghi d'incontro, dei contesti in cui il dialogo riesca a sfruttare il disagio e la situazione di precarietà dei migranti facendone qualcosa di fertile». Infine, Gabriele Del Grande, giornalista freelance, responsabile del sito fortresseurope e autore del libro "Mamadou va a morire", ha messo l'accento sulla questione dell'informazione: «Il dramma del mio lavoro - ha spiegato - è che scrivo del presente, non del passato, e non mi posso pertanto chiedere come qualche determinata cosa sia stata possibile: ciò contribuisce a scavare una fossa comune, quella dell'idea che in Europa ci sia la pace, e a non smuovere le coscienze". Lampante l'esempio: «Nessuno sa dei 238 Eritrei arrestati a Siracusa lo scorso agosto per essersi tagliati i polpastrelli delle dita delle mani: non volevano rilasciare le proprie impronte digitali e ciò è considerato reato dalla nostra società».

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