Gezim Hajdari con Ugo Fracassa


Balcanica. Poesia
Chiesa di San Barnaba, Chiostro 8 settembre 2006 - h 10.00
2006_09_08_067

«Gezim Hajdari è un poeta dotato di qualità eccezionali, non solo per la capacità di tramutare in versi stilisticamente perfetti le proprie burrascose vicissitudini, ma anche per la naturalezza e la semplicità con cui sa interpretare e comunicare impressioni e sensazioni comuni al lettore. (...) Da "Antologia della pioggia" a "Ombra di cane", fino a "Sassi contro vento" e "Corpo presente", l'autore è riuscito progressivamente, con inarrestabile tenacia, a svincolare sempre di più il suo proprio essere dall'abietta barbarie degli accadimenti, aprendo una 'prospettiva metafisica'» (Francesco Di Napoli). Incontra il poeta albanese lo studioso Ugo Fracassa.
 


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cronaca  In albanese 'Gezim' significa 'gioia'. Forse è una coincidenza il fatto che, portatore di questo nome, Gezim Hajdari sia divenuto poeta. O forse è un segno del destino, poiché la parola poetica è la parola che guarisce, che restituisce la speranza e la gioia di stare al mondo. Hajdari, presentato al Chiostro di San Barnaba da Ugo Fracassa, vive in Italia dal 1992, esule dall'Albania per motivi politici. Appartiene dunque al filone dell'immigrazione, ambito letterario che attinge, ancor prima che dall'esperienza autobiografica del singolo autore, da un repertorio poetico - retorico di origini antiche, da Dante in poi, passando per l'illacrimata sepoltura foscoliana. Così come fu per questi grandi maestri, la vicenda biografica e artistica di Hajdari si dipana attraverso un percorso tormentoso, fatto di solitudine, senso di sradicamento e contraddizione. Ne sono esempio il suo amore - repulsione nei confronti della sua terra, o, per certi aspetti, il suo versificare doppio. Un testo di Gezim Hajdari recita: «Vogliono darmi per forza una patria/ io penso all'alba/ che mi porta all'indomani». Cifra caratterizzante di Hajdari è infatti il suo cosmopolita bilinguismo, talvolta all'apparenza ambiguo, in realtà fondato su ragioni viscerali. Egli scrive parallelamente in italiano e in albanese, liberandosi ogni volta dai legami per rimettersi in cammino, alla ricerca dello scambio tra culture e del senso musicale, civile, etico della parola. Viaggiando attraverso la vita in una rincorsa di sguardi verso gli orizzonti del Mediterraneo e del mondo interiore.

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