SOLO ANDATA


Balcanica. Poesia
Chiesa di San Barnaba, Chiostro 8 settembre 2006 - h 19.15
2006_09_08_119

«Per chi scrive storie all'asciutto della prosa, l'azzardo dei versi è il mare aperto». Le poesie di Erri De Luca affondano le proprie radici nell'acqua, l'elemento primordiale della Genesi. In una ricerca che parte dall'esigenza profonda di mettere ordine nei propri conti esistenziali, l'autore di "Opera sull'acqua ed altre poesie" si mette in dialogo con Ungaretti, con Hikmet, con Izet Sarajlic nella Sarajevo assediata. Un confronto aperto sul Mediterraneo attraverso la sua memoria poetica.


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cronaca  Una lite all'ingresso del Chiostro di San Barnaba ha preceduto l'incontro del pubblico di Festivaletteratura con Erri De Luca. Il suo ritardo (giustificato dalla firma di autografi volanti sulla strada per l'appuntamento) è risultato salvifico per sedare la rabbia di coloro che, a torto, recriminano il diritto all'ingresso pur senza biglietto; comunque, alle 19.35 c'è ancora gente in fila all'ingresso che aspetta di prendere posto. E poi, finalmente, Erri arriva, in silenzio, lo stesso silenzio che lo contraddistingue nei modi, e improvvisamente scroscia l'applauso. Il pubblico intorno è eterogeneo... ed accampato: muretti ed erba fanno da giaciglio a tutti coloro che desiderano essere avvolti dalla voce suadente e pacata di De Luca, una voce fuori dal coro, la tonalità di chi vive nel profondo la lacerazione delle emozioni e tenta, con la scrittura di ricomporre i suoi pezzi (e, qualche volta, anche quelli degli altri). Si discute di "Solo Andata" e del legame dell'autore con i Balcani. Perché questa decima edizione del Festival ha deciso di inserire Erri all'interno degli incontri di Balcanica e la motivazione, in realtà, è particolarmente affascinante. De Luca, infatti, oltre ad aver scritto "Solo Andata" ispirandosi appunto agli avvenimenti che hanno scosso (e continuano a scuotere) la regione dei balcani, ha avuto con quelle terre un rapporto particolare. Quando scoppiò la guerra in quelle zone, infatti, deluso ed arrabbiato per il comportamento della sua Italia, se ne andò proprio a Belgrado perché «vedo il bombardamento di una città come il peggior atto di terrorismo che si possa compiere e, non volendo stare dalla parte dei terroristi ho scelto quella dei terrorizzati».

archivio festivaletteratura
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