BLURANDEVÙ
. Appuntamenti in blu: gli autori rispondono alle domande dei volontari-conduttori di Festivaletteratura


Blurandevù
Piazza Virgiliana 8 settembre 2006 - h 22.30
2006_09_08_BLU2230

Samuele Bersani si definisce un cantastorie. Le sue canzoni nascono da fatti di cronaca o incontri occasionali, come quello di un pollo in una rosticceria ("La soggettiva del pollo arrosto") o con uno scrutatore a fine elezioni ("Lo scrutatore non votante"). Che cosa dunque vale la pena di raccontare e come? E perché farlo in musica? Le domande di "Blurandevù" sono appena iniziate. 


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cronaca  Musichetta, immagini video che mostrano ironici volontari: alle 22,30, in Piazza Virgiliana la notte è giovane con "Blurendevù". C'è fermento intorno al gazebo, la folla sta per farlo straripare e si decide di aprire sui lati. Il botta e risposta tra i volontari e Samuele Bersani è per tutti. Al grido «Diamo il benvenuto a Paolo da Pesaroooo!», balza sul palco tra i ragazzi conduttori di questa sera e spiega le ragioni dell'introduzione al pubblico. All'alba della sua carriera, desideroso di sentire alla radio il suo pezzo "Il Mostro", telefona tramutandosi in Paolo da Pesaro. Gli sfottò degli amici già lo aspettano al bar. La risata del pubblico è sincera, divertita, accattivata e l'atmosfera calda fino alla fine della chiacchierata. Samuele cantastorie, ragazzo romagnolo con il suo sogno da inseguire, uomo che fa i conti con l'Italia che non gli piace, politica inclusa. Nel comodo ruolo di affabulatore racconta del taxista mantovano che lo saluta «Ah, ma tu sei Danilo Bersani!». Ricorda il babbo suo insegnante di musica che lo manda in punizione, conclude con Dario Argento che un giorno gli confessa di aver fermato l'auto all'imbocco di una galleria perché era più forte la curiosità di sentire come andava a finire la sua canzone in onda alla radio. Magnetizza attorno a sé tantissimi giovani, con l'intelligenza sensibile del cantastorie del nostro tempo sapendo anche sorridere di sé quando si confonde e dice «La bambina si avvicina e mi faccio fare l'autrografo». Un'ora e mezza al "Blurandevù" vola, dovevate proprio esserci!

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