IL RAPPORTO TRA ETICA E MEDICINA. Un binomio sempre più attuale e non risolto


Museo Diocesano, Chiostro 9 settembre 2006 - h 15.00
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L'evoluzione della scienza medica e in particolare delle nuove tecnologie applicate alla medicina pone prepotentemente una serie di quesiti etici che coinvolgono, prima che la società nel suo complesso, tutti coloro che hanno scelto questa professione. Come può conciliare un medico la testimonianza dei propri valori e della propria fede con le scelte irreversibili che è chiamato a prendere sulla vita delle persone? Su questi temi si confrontano Ignazio Marino, chirurgo specialista in trapianti d'organi ("Credere e curare") e Marco Lodi.


L'evento 164 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista anche la presenza di Giovanni Fornero.

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cronaca  «Il rapporto tra etica e medicina trova le sue radici nell'empatia che viene ad instaurarsi tra medico e paziente». Con questa frase può essere sintetizzato l'evento che ha visto protagonisti nel Chiostro del Museo Diocesano Ignazio Marino, chirurgo specializzato in trapianti di fegato ed il filosofo Giovanni Fornero. Il medico si identifica con il paziente, conosce tutto di lui, i suoi sogni, le sue aspettative. È il passaggio dalla fase della cura tecnica alla dimensione umana; esempio tipico è la scelta del paziente a cui destinare un organo: è una decisione con profondi risvolti etici. Dare speranza ad un paziente significa toglierne un po' ad un altro. Un ulteriore dilemma si propone ai medici attualmente: è giusto riservare cure costosissime a pochi abitanti di paesi ricchi quando, per esempio in molte paesi del mondo si muore perché non ci sono ostetriche che assistono al parto? Il medico deve interrogarsi su come destinare le risorse o limitarsi a curare i pazienti? I relatori non rispondono alla domanda in quanto ogni risposta potrebbe essere sia giusta che sbagliata. Il Dott. Marino si è poi interrogato sul rapporto tra medicina e fede e, pur dichiarandosi cattolico e sottolineando l'aiuto che la fede offre, non nasconde che a volte l'essere credenti è fonte di dubbi. Per il medico credente è difficile capire perché il paziente sia costretto, a volte inutilmente, ad affrontare un dolore che al medico stesso pare insopportabile. Non meno dibattuto è il tema dell'interruzione volontaria della gravidanza. L'aborto è sempre una scelta dolorosa che lascia una ferita nella donna. Il medico deve stare vicino, anche spiritualmente alla donna, senza mai giudicare. Da ultimo il relatore ha esposto la sua opinione sull'interruzione della terapia in pazienti che non possono sopravvivere senza l'ausilio di macchinari. Oggi in Italia se un medico 'stacca la spina' viene accusato di omicidio volontario. È auspicabile l'introduzione del testamento biologico, come negli Stati Uniti, testamento che il medico deve rispettare perché volontà del paziente.

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