LA CHIAREZZA DELL'OSCURO


Teatro Bibiena 6 settembre 2007 - h 10:15
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L'incontro propone una riflessione e una lettura poetica bilingue dell'opera di quello che è oggi ritenuto il maggiore poeta francese vivente e uno dei più grandi autori del '900, che ha saputo attraversare le varie stagioni letterarie del secolo senza mai perdere di vista il nesso inscindibile tra poesia ed esperienza, aperta ad altri saperi e devota al paesaggio, con una particolare predilezione per l'arte e i luoghi italici. Con Yves Bonnefoy interviene Fabio Scotto, curatore e traduttore, tra gli altri, del recente "Le assi curve".


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cronaca  La platea è ancora semivuota, semiscura, si aspetta. Siamo già nell'atmosfera poetica, tra le righe scure e gli spazi chiari della sua opera.
In occasione della traduzione Italiana della raccolta "Le assi curve", curato da Fabio Scotto, il più celebre poeta francese Yves Bonnefoy legge i suoi testi. È perfetto. Si Inizia. All'interno del Teatro Bibiena, la voce forte e la grana scura dei suoi versi si alternano alla trama leggera delle parole. Perfetto. Tra oscura pesantezza e chiara leggerezza, ecco la poesia onirica del poeta. Che avvolge lo spettatore e lo introduce in quella dimensione tra il metafisico e il mondano in cui, secondo l'autore, deve vivere, oggi, la poesia.

Atmosfere soft e luci calde rendono intima ed al contempo aulica l'atmosfera del bellissimo Teatro Bibiena, piccola perla mantovana. Graziose poltroncine rosa cipria ci fanno sentire nel salotto di casa. Aspettando Bonnefoy il piccolo teatro pian piano si riempie, tutti all'ascolto dell'insigne accademico membro del Collége de France che ancora una volta ci parla di poesia come produzione di testi che racchiudono l'esperienza del nostro essere nel mondo. Poesia transitiva, poesia come esperienza nel mondo, poesia che non resta imprigionata nella parola 'concetto', che, cioè, non è soltanto un dare nome alle cose. Poesia che segna il ritorno all'immanente che il professore definisce 'cosalità delle parole' semplicemente presenza. Si leggono versi dell'ultima opera di Bonnefoy, "Le assi curve", si tenta in quei versi magnifici e tristi al contempo di dare contenuto ai concetti, di riempire di senso le parole del mondo. Il suono completa lo scritto, sempre alla ricerca del bello, come in Keats. La sua poesia si intreccia al pensiero concettuale, subito deviandolo dalla sua dimensione terrestre. La poesia è essa stessa metafisica.
Se tutti in qualche modo tendiamo ad un mondo perfetto, la perfezione in sé, ci allontana dalla realtà trasportandoci più o meno consapevolmente dalla realtà al sogno.
Bonnefoy, traendo spunto da una domanda del pubblico, sottolinea che «poesia è restituire, alle cose, fra le quali viviamo, ed alle persone, con le quali viviamo, la presenza immanente. La consapevole finitezza di ogni singola vita».
E nel dualismo tra il pensiero latino che fa valere l'idea della finitezza, e quello greco della metafisica del sogno, Bonnefoy sceglie il primo, sceglie la concretezza delle vite di ogni individuo; non immagina un trascendente cristiano ma solo un possibile sogno terreno.
Definisce in fondo il poeta come un semplice traduttore del mondo.

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