Milena Agus con Lella Costa 


Palazzo Ducale, Piazza Castello 7 settembre 2007 - h 16:15
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Uno stile originale, un modo di raccontare che non assomiglia a nessuno, una Sardegna vivida e ironica, personaggi tragicomici e una lingua comica e potente: sono molti gli elementi che hanno sancito il successo di Milena Agus, da mesi prima nelle classifiche francesi con il romanzo «perfetto e unico come una pietra preziosa» "Mal di pietre", giunto in finale sia allo Strega che al Campiello. La presenta ai lettori italiani Lella Costa, appassionata di piccole letture di qualità e di Festivaletteratura.


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cronaca  Comincia dalla fine, Milena Agus, nel raccontarsi in piazza Castello, intervistata da Lella Costa. Del finale dei suoi due romanzi non svela il mistero, ma cosa rappresentano per lei: sono la risoluzione dei problemi della sua vita, la risposta alle domande che si pone. Un finale che, commenta con ironia, cambia però tante volte, rinviando alla casa editrice il racconto con esiti differenti, quasi a dimostrare che agli stessi quesiti ci possono essere diverse soluzioni. Il fascino per la casa editrice Nottetempo, che ha pubblicato i suoi due romanzi "Mentre dorme il pescecane" e "Mal di pietre" è nata dopo aver letto un articolo, che ne annunciava l'inaugurazione. Milena Agus è rimasta incuriosita da questa piccola casa della Bompiani, che dedica le sue pubblicazioni alle letture per la notte. È ironica, ma sembra quasi non accorgersene nel mostrarsi al pubblico di Festivaletteratura con fare trasognato: lo è quando racconta di aver pensato a uno scherzo nel ricevere la chiamata della Bompiani «gli ho detto di smetterla, mi sembrava una cattiveria. Poi mi sembrava assurdo come se una mandasse la propria foto a Robert De Niro e lui chiamasse per scritturarla in un film». Fa ridere il pubblico anche quando confessa di aver censurato le pagine di sesso pubblicate in "Mal di pietre" prima che le leggesse la mamma «le ho nascoste con il nastro adesivo, per preservarla», e fa sorridere ancora quando parla dei suoi alunni che nonostante il suo successo rimarranno 'preservati' dalla lettura di quelle pagine «primo perché non leggono, secondo perché gli ho detto che ho scritto un libro di storia».

Una donna che sa protendersi alle domande del pubblico di Festivaletteratura con totale partecipazione esponendosi ad essi con il corpo e con lo sguardo. Milena Agus ha una disposizione benevola nei confronti di chi le parla, nonostante sia ancora impreparata al successo che l'ha travolta, prima arrivando tra i finalisti del Premio Strega poi con il secondo posto del Campiello. Le classifiche le ha scalate prima in Francia e solo ora in Italia. Già a colpo d'occhio si intravede che il successo non le dà alla testa, e lei stessa si confessa dicendo che è brutto dire che non le piaccia: le fa piacere quando le si dice di aver divertito i lettori, ma non le piace lo 'spreco' delle kermesse pubbliche, le cene di gala o gli alberghi lussuosi: «è uno spreco anche di emozioni, di affetti e in più si finisce per mangiare tante cose buonissime con un attacco di gastrite».
Il godimento vero per la scrittrice che vive nella casa della nonna a Castello, il quartiere storico di Cagliari, è ritornare a casa e soprattutto ritornare a scrivere. Nei suoi racconti non mancano gli intercalari nella sua lingua familiare, il sardo, e la scrittrice non si risparmia in elogi per la sua traduttrice francese che con estrema modestia considera la ragione del suo successo. L'esempio lo fa con il termine 'orbace', il manto utilizzato nel passato dai pastori sardi, fatto di lana di pecora che in 'Continente' veniva utilizzato per discriminare i sardi emigrati in cerca di fortuna. «Quando avevamo un maglione di lana - racconta Milena Agus - i continentali ci chiedevano con disprezzo se fosse di orbace. I francesi avrebbero avuto difficoltà a capirlo e la traduttrice ha riportato questa espressione 'Ma questo maglione bela ancora?' la perfetta sintesi del senso della mia espressione».
Dei suoi personaggi racconta di essere innamorata soprattutto del 'nonno' raccontato in Mal di pietre, che è un uomo che non dimostra l'affetto alla moglie, come le donne molto spesso si aspettano, ma che fa comunque tanto per lei e la ricopre di attenzioni. Quest'uomo, Agus lo ha descritto al meglio di come lo potesse immaginare: «il bello dello scrivere è anche questo». L'amore è il tema principale di "Mal di pietre" e lo si evince dall'incipit del libro tratto da "La sottile linea rossa", «Se io non ti incontrerò mai fai che senta almeno la tua assenza». Nel film il riferimento è la mancanza di Dio in cui il marinaio vorrebbe credere, ma che non conosce; nel caso del libro della Agus il rimando è all'amore: «Mia nonna era così desiderosa dell'amore, come se non esistesse però allo stesso tempo ne sentiva la mancanza». Nel parlare del suo terzo romanzo, di cui è prevista la pubblicazione a febbraio, parla ancora dei suoi personaggi che sono finiti, conclusi: «Me ne rendo conto quando inizia ad arrivare altra gente».

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