IL CONFORTATORIO DI MANTOVA

Il confortatorio di Mantova
Castello di San Giorgio, Carceri Risorgimentali 11 settembre 2011 - h 14:30:00
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Evento ripetuto

Quattro puntate per una storia. 4

Luigi Martini, sacerdote in forza alla curia mantovana, ebbe il compito di realizzare il 'confortatorio', ovvero la sequenza di colloqui con i condannati a morte di Belfiore e con i molti altri, che nello stesso processo vennero mandati in carcere o in esilio. Il giro di vite che il governo austriaco volle esercitare sulla città dei Gonzaga si declinò in processi farsa, con esecuzioni già previste e un trattamento inumano inflitto ai molti che furono coinvolti nel processo. Don Martini decise di scrivere un libro che volle essere 'onesto' sulla vicenda di cui fu testimone, che prese sotto la sua penna l'andamento di un 'martirologio', un resoconto giorno per giorno delle gesta di coloro che sacrificarono tutto all'idea di Italia e leggibile oggi come una cronaca in presa diretta della turbolenta vita italiana del Risorgimento. Sedici lettori leggeranno gli episodi maggiori del libro, una puntata al giorno, in modo da poter seguire tutta la complicata e dolorosa vicenda, resa nella sua assoluta immediatezza.

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cronaca  Una versione di "Va pensiero" elettronica, quasi uscita dagli anni ottanta, apre la quarta giornata del Confortatorio. Ascoltiamo oggi la storia di Pietro Fortunato Calvi, tenente dell'esercito, forse il più celebre fra i Martiri di Belfiore. Durante i processi, Calvi dimostrò una straordinaria forza d'animo, cercando di addossarsi tutte le responsabilità del piano rivoluzionario al fine di evitare ai compagni la condanna a morte con l'accusa di alto tradimento. Uomo di cultura, chiese in prestito a Don Martini la Divina Commedia per rendere meno tristi i suoi ultimi giorni. A differenza di Don Giovanni Grioli (il 'primo' fra i martiri mantovani), che poneva al di sopra di ogni cosa la carità verso il prossimo, Calvi non aveva altro obiettivo che l'onore della nazione. Davvero toccanti gli ultimi attimi della vita del Martire: per un errore del carnefice (forse il cappio troppo lungo), la morte di Calvi non sopraggiunse subito e Don Martini descrive quel momento con partecipata commozione. Radetzky ordinò di impiccare Calvi mezzora prima dell'arrivo dell'amnistia per i prigionieri da Vienna. Per il suo interesse ad alleviare le sofferenze dei patrioti, Don Martini fu negli anni successivi emarginato perché considerato facinoroso. Cionostante, già Manzoni volle tesserne le lodi, considerando il suo "Confortatorio di Mantova" come i nuovi Atti degli Apostoli.

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