VOCABOLARIO EUROPEO. La parola (d)agli autori

Vocabolario europeo
Chiesa di Santa Maria della Vittoria 6 settembre 2013 - h 15:00
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Benjamin Stein - dal tedesco, "Exil": esilio
Hans Tuzzi - dall'italiano, "vaccino"

Parola per parola, il vocabolario europeo di Festivaletteratura cresce: non si tratta soltanto di parole in più, ma di relazioni, intrecci, richiami che si moltiplicano appena un nuovo vocabolo viene inserito. Anche quest'anno, le parole verranno fatte parlare a coppie, grazie alla voce degli scrittori che le hanno scelte, per comporre alla fine degli incontri - condotti dagli storici della lingua Giuseppe Antonelli e Matteo Motolese - una polifonia in otto lingue: catalano, finlandese, inglese, italiano, romeno, serbo, tedesco, ungherese.

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cronaca  Due nuove parole si aggiungono oggi al Vocabolareio Europeo che Festivaletteratura sta curando dal 2008: lo scrittore e saggista milanese Hans Tuzzi ci regala 'Vaccino', lo scrittore tedesco Benjamin Stein sceglie 'Exil', ovvero 'esilio'.
 Etimologicamente, vaccino si ricollega a 'vacca', ma per chi parla l'italiano oggi questo legame è andato ormai completamente perduto, ed è proprio questo il motivo per il quale Tuzzi ha scelto questa parola: 'vaccino' rappresenta per lui tutti quei significati che nell'italiano si sono perduti e si perdono «senza lasciare traccia». Questa parola diventa così anche un modo per parlare di patria e, soprattutto, per parlare di esilio, perché «la patria dello scrittore è la sua lingua». Vaccinarsi dal cattivo uso della lingua è necessario perché «chi parla male pensa male, quindi agisce male e, infine, governa peggio» e in questa Italia dal debole sistema immunitario, «l'unico vaccino contro il degrado è la curiosità intellettuale».
 Stein sceglie invece esilio in quanto europeista convinto: felice per la fine dei controlli ai confini tra gli Stati, l'autore tedesco si augura che l'uso di questa parola diventi sempre meno necessario nelle nostre lingue. La sua esperienza familiare e personale, poi, lo lega in modo particolare al tema dell'esilio: i nonni, appartenenti ad una famiglia comunista, con l'ascesa del nazismo furono costretti ad un esilio durato dodici anni nella non meno difficile e problematica Russia stalinista. Tornarono poi nella Germania orientale, dove contribuirono alla costruzione il socialismo e dove è vissuto lo stesso Stein, ma che resta pur sempre quella stessa Repubblica Democratica che costruì il Muro e che costrinse i tedeschi a salutarsi sulla soglia del "Palazzo delle Lacrime" a Berlino, rinnovando così la drammatica 'tradizione' dell'esilio.
 A chiudere l'evento è una giovanissima spettatrice, che solleva la sua 'manina' per domandare ai due ospiti quale sia la loro parola preferita. Per Stein è una parola letta sulle pagine di "Der Spiegel", non ricorda in quale lingua, ma dal bellissimo significato: «qualcosa che io non ti chiederei di fare perché io stesso non vorrei mai fare». Tuzzi cerca invece una parola capace di fondere le due dimensioni del concreto e dell'astratto: la parola azzurro. Questa parola riunisce in sé il cielo, ma anche l'intelligenza: «azzurro è il colore delle idee». E, non a caso, blu è il colore del Festival.

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