COME SUONA OGGI LA POESIA ANTICA?

Il paese più straniero
Chiesa di San Barnaba, Sagrestia 8 settembre 2013 - h 11:15
2013_09_08_207

Dalla lirica greca discendono i principali generi attraverso i quali si è sviluppata la poesia occidentale nei secoli successivi: dai poeti vissuti tra il VII e il V sec. a.c. derivano i temi, le figure e soprattutto il ritmo, la struttura musicale distintiva di ciascuno di essi. Nella lunga catena di passaggi che ha portato quei testi fino alle antologie scolastiche di oggi si ha la sensazione che qualcosa sia andato perduto: da un lato il valore che quei canti avevano nella cultura che li ha prodotti, dall'altro il senso che questi testi possono avere mantenuto per chi li legge oggi. A interrogarsi sulla funzione di questa tradizione e su come mettere in relazione i versi dei greci antichi alla sensibilità dei più giovani sono Roberto Vecchioni - cantautore, scrittore e per anni insegnante di greco e latino nelle scuole superiori - e Carmine Catenacci, curatore di "I poeti del canone lirico della Grecia antica", insieme a Elia Malagò.

L'evento 207 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente non era prevista la presenza di Massimo Pantiglioni.

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cronaca  «Sono anni che cerchiamo di riempire San Barnaba con la poesia e quest'anno... troppa grazia!» Commentano così all'ingresso della sagrestia i volontari che si vedono costretti a rifiutare l'ingresso alle ultime persone ancora in fila: troppa gente, San Barnaba è piena e non c'è più posto. L'obiettivo del ciclo di eventi riguardanti i classici è infatti riavvicinare il pubblico a questi testi ancora parlanti, ancora significativi e validi, a volte castrati da approcci scolastici troppo miopi. Vecchioni non usa mezze misure nell'affermare che chi non ha mai letto i classici greci non è una persona completa, in quanto non può conoscere la profondità e l'irruenza delle passioni che sono descritte nelle loro pagine.
Aprire un dialogo a due voci con questa cultura è quindi un modo per riappropriarci di un patrimonio anche sentimentale e il primo passo è per Carmine Catenacci, professore di lingua e letteratura greca all'università di Chieti, tornare a leggere gli originali, lasciando in secondo piano la letteratura critica, che spesso funge da filtro nel nostro approccio ai testi antichi. Un esempio è la sorte che hanno avuto la scultura e l'architettura antiche: contrariamente all'idea consolidata nell'immaginario comune, statue e templi greci erano coloratissimi, il biancore dei marmi è stata un'invenzione del canone neoclassico imposto nell'Ottocento da Wilnckelmann. Un secondo passo sarà compiuto quando smetteremo di considerare le opere antiche come contemporanee: esse sono intrinsecamente inattuali e vanno lette e interpretate nella loro inattualità. 
Un buon modo di contestualizzare la poesia antica è leggerla considerando che essa non veniva declamata o letta, ma cantata: composta per una determinata occasione, era strettamente legata all'evento e all'uditorio in cui si inscriveva la performance. Qui è Vecchioni a scendere nel dettaglio: lo strumento più comune per l'accompagnamento dei versi era l'eptacordio, uno strumento che in sette corde copriva all'incirca l'estensione di due note e mezzo dell'odierno sistema di scansione musicale: il canto greco era molto cantilenato, non aveva bisogno di intervalli marcati. Se i lirici greci hanno identificato i due filoni fondamentali della poesia occidentale, quello intimo sentimentale (Saffo) e quello politico aggressivo (Archiloco), hanno anche definito i metri più adatti alle diverse tematiche: l'esametro dattilico per la poesia amorosa, l'antenato del valzer, e il giambo per la poesia aggressiva, che poi sarebbe stato lo stesso ritmo del rock. I parallelismi tra la poesia greca e la musica attuale non finiscono qui: in Saffo ritroviamo il tema del malinconico addio alla persona amata, nel momento in cui la si sta lasciando andare a un nuovo amore, su cui si incentrano tante canzoni moderne (Vecchioni accenna il motivetto «riderà...riderà...») così come il celebre frammento «fàinetaì moi kènos isos theòisin» tradotto anche da Catullo, che descrive lo sconvolgimento interiore che reca la vista dell'amata che ha un'intesa con un altro, sembra il testo di "Io tra di voi" cantata da Aznavour.
Nei classici c'è già tutto, da Omero agli ellenisti tutti i temi della storia umana sono già stati affrontati e tutta la letteratura occidentale vi può trovare modelli.

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