TEHERAN È DONNA

Tracce
Tenda Sordello 8 settembre 2013 - h 12:00
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Quanta vita c'è a Teheran. E quanta energia c'è nella vita delle donne di Teheran. Tra il deserto e la montagna, tra Occidente e Oriente, Farian Sabahi ("Noi donne di Teheran") ci restituisce la speciale suggestione della sua città.

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cronaca  Farian Sabahi legge un estratto da "Noi donne di Teheran", testo scritto per il teatro, e pubblicato come ebook. Legge con la sua voce gentile e trasporta il pubblico in un mondo troppo poco conosciuto. Parla di Teheran, diritti umani e similitudini. Racconta e conquista un pubblico che va via curioso di saperne di più. 
Inizia l'evento citando Omar Khayyam «la vita è un viaggio, viaggiare è vivere due volte, serve per scoprire se stessi». É in questo modo che il pubblico parte con Farian per un viaggio verso la Persia.
Teheran non è una capitale antica, come Istanbul o il Cairo. Capitale dal 1700, non è su un fiume e per Farian non è bella, ma è il cuore dell'Iran in tutti i sensi e per tutti i sensi: politico, economico e culturale. La Torre Azadi, la torre della libertà, in marmo bianco, imponente e bizzarra, è un complesso culturale che conserva una copia del cilindro di Ciro, il cui originale è al British Museum. Il Cilindro è un inno alla libertà di 2600 anni, ma è sempre attuale, ha iscrizioni in accadico cuneiforme e anticipa di molto la Magna Charta, da alcuni è considerato la prima carta dei diritti dell'uomo. 
Farian Sabahi continua a raccontare e spiega le credenze sul turchese, la pietra dei Persiani, il cui nome in persiano è 'firuzé', formato secondo la tradizione da ossa di persone morte d'amore (meglio non portarlo quindi perché rende infelici). Ci parla delle mogli dello Shah e della Persia, un paese senza tempo. Ha qualcosa che la rende più orientale di quello che sappiamo e meno occidentale di quello che vorremmo, due anime sospese, una democrazia religiosa che in realtà è un'oligarchia. A Teheran, la maggioranza della popolazione è musulmana, ma in Iran sopravvivono gli esponenti di molte eresie, che non possono fare proselitismo, ma professare il loro culto liberamente. 
Solo alla fine dell'evento si parla delle donne di Teheran, che praticano sport dai tempi dello Shah, ma solo come tassello nella propaganda di regime. Racconta di come le cose siano tutt'altro che migliorate e porta ad esempio le Olimpiadi di Londra, dove un'atleta iraniana ha dovuto rinunciare al nuoto perché non si poteva mostrare in pubblico in costume, ma non si è arresa e ha cambiato disciplina e gareggiato sul kayak. Limitare la libertà delle donne è un modo per punire la borghesia, spiega la scrittrice, che sfida continuamente l'autorità e la polizia religiosa, è in quest'ottica che va visto il recente divieto per le donne di sciare se non accompagnate da un uomo di famiglia.
 Farian Sabahi lascia il pubblico con una richiesta: riflettere sulla forza delle donne di Teheran.

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