IL SACRO GRAAL DEL ROMANZO TOTALE

2014_09_05_070

«Gli unici scrittori che negli ultimi anni sono riusciti a trovare il Sacro Graal del romanzo totale sono W.G. Sebald con "Austerlitz", J.M. Coetzee con "Vergogna" e Philip Roth con "Everyman". A questo elenco si potrebbe aggiungere il nome di Tommy Wieringa» ("Le Figaro"). Lo scrittore olandese sembra collezionare paragoni illustri: il suo nuovo romanzo "Questi sono i nomi", in corso di traduzione in tutta Europa, è stato paragonato dalla critica per atmosfera e tematiche anche a "La Strada" di Cormac McCarthy, ai racconti di Isaak Babel', e ai libri di J. D. Salinger, John Irving e Paul Auster. Di certo c'è che Tommy Wieringa, a Mantova affiancato da Francesco Abate ("Un posto anche per me"), sa coniugare umorismo, saggezza e scrittura magistrale come pochi scrittori al mondo.
 Con il contributo del Consolato Generale dei Paesi Bassi a Milano e di Nederlands Letterenfonds / Dutch Foundation for Literature.

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cronaca  Tommy Wieringa è stato salutato dalla critica come uno dei pochi che abbia saputo cogliere il Sacro Graal del romanzo totale, ed è stato accostato a scrittori del calibro di Salinger, Auster, Irving. In dialogo con Francesco Abate, l'autore olandese ha condotto il pubblico di Festivaletteratura, con freschezza e levità, alla scoperta della genesi della sua scrittura.
Una scrittura che prende le mosse da vicende reali, per trasfigurarle in un racconto universale del dolore umano. "Le avventure di Joe Speedboat" e "Questi sono i nomi" sono i due libri a firma di Wieringa pubblicati in Italia da Iperborea, entrambi influenzati dalla formazione giornalistica dell'autore, che ha imparato a porre sempre la realtà al centro dell'attenzione e a trattarla con la necessaria 'brutalità'.
In particolare "Questi sono i nomi" è il racconto, ispirato dalla lettura di un articolo di giornale, della fuga di un gruppo di uomini dall'Ucraina. Per scriverlo, Wieringa ha vissuto per qualche mese con i Cosacchi, arrivando a cavalcare 60 km in un giorno e ottenendo l'onoreficenza informale di 'Cosacco Honoris Causa', conferitagli nel corso di un bivacco a base di vodka nella steppa. Sulla cronaca e sull'esperienza personale si innesta però la suggestione del libro biblico dell'Esodo e i sette profughi del romanzo rivelano sempre più somiglianze con il popolo eletto in cerca della Terra Promessa. «Questi sono i nomi dei figli di Israele» è appunto la prima frase dell'Esodo, che, richiamata nel titolo, traspone la vicenda su un piano universale, narrando a un tempo un dramma eterno di migrazione e disperazione, oggi più che mai reso attuale dalle tante storie di popolazioni sradicate e perseguitate nel mondo.
Il libro però segue anche un'altra vicenda, quella del commissario Pontus Beg, che, come il buzziano sottotenente Drogo de "Il deserto dei Tartari", cerca di dare un senso alla propria vita nella cadente città di frontiera Michailopoli. Per cercare di mantenere imparzialità nella narrazione, Wieringa ha deciso di costruire la narrazione a capitoli alterni di 2000 parole, mantenedo un perfetto equilibrio di 'entrelacement' tra le storie dei diversi personaggi.
Tommy Wieringa, quando il pubblico domanda se lui senta davvero di aver trovato il Sacro Graal del romanzo totale, risponde di non sentire di essere arrivato a questo risultato e che, semmai dovesse avere questa sensazione, smetterebbe di scrivere. La scrittura infatti è ricerca continua di un linguaggio personale ed efficace e, a giudicare dalle anticipazioni che si lasciano trapelare alla chiusura dell'incontro, Wieringa non ha ha ancora smesso di ricercare la propria voce e presto pubblicherà un nuovo libro, sempre per Iperborea.

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