04/09/2013

INTORNO AD ADA NEGRI

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Il nome di Ada Negri è ormai quasi introvabile anche nelle antologie scolastiche; eppure, nel 1926, la poetessa e narratrice lodigiana fu candidata nientemeno che al Nobel per la letteratura. La Negri conobbe il successo giovanissima: poco più che ventenne pubblicò la raccolta di poesie "Fatalità", che le procurò un'immediata popolarità e le invidie di Croce e di Pirandello. Ad essa seguirono numerose altre raccolte di ispirazione carducciana e dannunziana, novelle, interventi sui giornali. Appassionata interprete delle ragioni e delle aspirazioni degli umili, secondo un percorso non inusuale degli intellettuali del tempo, da "vergine rossa" finì per essere acclamata poetessa d'Italia e prima donna Accademica d'Italia durante il fascismo, per poi ripiegare negli ultimi anni della sua vita verso un'appartata meditazione religiosa. Antonia Arslan, esperta della letteratura femminile di inizio Novecento, ripercorre la dimenticata carriera dell'autrice di "Stella mattutina", accompagnata dalle letture di Nicoletta Maragno.
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Italiano
Ada Negri meriterebbe di essere riscoperta anche solo per "Fatalità", la sua prima raccolta poetica pubblicata poco più che ventenne, che le fece acquisire fama ed ammirazione popolare. Seguì la promozione per meriti letterari, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, a professoressa di un Istituto superiore. Ma fosse solo questo si tratterebbe di una 'rilettura specialistica' utile a fare il punto completo sulla narrativa di primi Novecento, che non trascuri quella che a posteriori è stata considerata 'letteratura minore', quando non addirittura degradata con etichette di genere: letteratura popolare o rosa.
Ada Negri merita di essere letta oggi, invece, per motivi letterari ed estetici più che per completezza storica. La scrittura della 'vergine rossa', così soprannominata per essere diventata a Milano fervente socialista, a contatto con Turati, Mussolini e Kuliscioff, è una scrittura dell'interiorità matura e per nulla ingenua o frivola. La Negri ha dato il meglio di sé nelle poesie e nei racconti, forme brevi in cui può condensare in poche pagine l'indagine profonda di personaggi esasperati, turbati, specchi malinconici di un'autrice perennemente insoddisfatta che guarda a malincuore indietro, alle speranze e alle illusioni della giovinezza. La giovane Ada, trasferitasi a Milano con la madre dopo la promozione ministeriale, si apre sempre di più al mondo, alle sue gioie e delusioni: ha un matrimonio fallimentare, perde la figlia di un mese, si apre spensieratamente alla vita ricevendone ferite che un animo fragile come il suo rimarginerà con difficoltà. I suoi sono dispiaceri personali, legati alle delusioni affettive e alle difficoltà familiari, ma a questi si aggiunge la perenne insoddisfazione per il proprio lavoro letterario. La Negri sente di non riuscire a rendere con toni «vitali e scultorei» gli «ideali che la scuotono», sente di non riuscire a liberare completamente il «grido della sua anima». I destini delle protagoniste dei suoi racconti sono apparentemente trascurabili, a un giudizio superficiale drammi personali di un'Italia ancora molto provinciale. In realtà tutte queste pudiche ma coraggiose macchie di dolore contribuiscono ad un affresco complessivo della vita e della natura umana. Basta distanziare un poco l'obiettivo e i personaggi della Negri prendono vita in un mondo molto simile al nostro quotidiano: sono cambiate le tecnologie e i contesti sociali, non l'interiorità degli uomini.
Le frustrazioni che la spingono a scrivere «Io vedo, nel tempo, una bambina», sentendosi colpevole di aver tradito le speranze e le ambizioni di un tempo, sono le stesse frustrazioni che colpiscono i suoi personaggi, apparentemente così poco adatti alla vita. Ha senso cercare le ragioni biografiche della sua inquietudine nell'infanzia senza un padre, con un fratello assente e problematico e una famiglia di tre donne sole (lei, la madre e la nonna) che devono sostenersi a vicenda e farsi forza? Sì, ha senso se vogliamo storicizzare Ada Negri per reinserirla nelle antologie, ma la lezione di Antonia Arslan, le appassionate letture di Nicoletta Maragno accompagnate dalla Piccola Bottega Baltazar non avevano questo scopo, volevano piuttosto far rivivere Ada Negri e le sue inquietudini, troppo simili alle nostre per essere solo freddamente 'storicizzate'.

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