06/09/2002

LA PARTECIPAZIONE COME CONDIZIONE CREATIVA


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Nell'epoca di un'invasiva comunicazione, assistiamo in diversi settori dell'attività umana all'annullamento dei contatti reali e all'esasperata espressione di individualità. Architettura e design, non sono certo immuni da questo fenomeno. Angelo Mangiarotti, progettista e designer che in cinquant'anni di carriera non ha mai perso il gusto della sperimentazione, sente invece la necessità di riportare al centro della creazione artistica il piacere di rapporti più umani e generosi. Dialoga con lui l'architetto Beppe Finessi.

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Italiano
Quando Beppe Finessi lo presenta con un applauso, inducendo il pubblico a fare altrettanto, Angelo Mangiarotti scuote la testa: «Come al solito è uno che esagera», si schernisce. Capelli candidi e fluenti, come la barba, occhiali spessi e papillon, Mangiarotti ha il fascino raro di chi, nonostante la grandezza, non si atteggia a 'primadonna'. Sin dagli albori della sua carriera di progettista (come architetto, designer ed anche scultore) egli ha auspicato, invocato e predicato la 'partecipazione', ossia un dialogo costruttivo fra chi concepisce un'idea e chi fruisce della sua realizzazione, sia essa uno spazio abitativo, piuttosto che un oggetto d'uso quotidiano o una scultura. All'insegna di tale concetto Mangiarotti ha oggi cercato il colloquio diretto col pubblico, stimolandolo ad esprimersi ed invitando soprattutto i giovani, futuri architetti o designer a trasformare le proprie energie (numeriche, culturali e umane) in qualità, senza avere altri maestri o guide che quest'interazione creativa fra le persone.

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