04/09/2008

Carlos Fuentes con Alberto Manguel


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«La fedeltà dello scrittore deve essere alla scrittura stessa, al fatto di scrivere, senza pensare che neanche potrebbe pubblicarsi». Carlos Fuentes, autore di "Le relazioni lontane", è una delle figure più importanti della letteratura contemporanea. Scrittore scomodo, impegnato civilmente, giornalista e saggista, con il suo romanzo "La regione più trasparente" ha avviato, alla fine degli anni '50, il cosiddetto boom della narrativa latino-americana e del realismo magico in particolare. Dialoga con lo scrittore Alberto Manguel.

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A palazzo San Sebastiano si sente parlare di identità. Si parla in spagnolo, ma si parla di Messico con lo scrittore Carlos Fuentes, nato a Panamà, che rispondeva alle domande di Alberto Manguel, Argentina, Buenos Aires. Identità personale che si confonde e si fonde con l'identità di un popolo, quello sudamericano al quale i due appartengono. La vita di Fuentes cambiò nel 1938, data storica della sua vita. Frequentava un campus americano nel quale era 'popular', popolare. Ma essere 'popular' in un campus significa essere qualcuno. Poi il Messico nazionalizzò le proprie aziende petrolifere. «Persi di popolarità» dice l'autore, «non fui più nessuno». «Fu a dieci anni che iniziai ad interrogarmi. Ero uguale e d'improvviso diverso». Essere sudamericani non ha per tutti lo stesso valore, perché, racconta lo scrittore, «noi Messicani deriviamo dagli Aztechi; gli argentini, per esempio, derivano dalle navi!» dice in modo ironico. Ma oggi parlare di identità significa parlare di differenze, e su questo i messicani la sanno lunga. «Durante un viaggio presso il popolo Coras, gli indios mi raccontarono della colonizzazione cristiana». I Coras accettarono che fosse costruita una chiesa presso il loro villaggio. Gli dissero che era dedicata al dio dell'amore. Una sera trovarono adulti che si accoppiavano sotto l'altare. Il vescovo li condanno e li scacciò. «I Coras dissero che quello era il dio dell'inferno e non dell'amore!». Il dio era uguale e d'improvviso divenne diverso. Proprio così come si era sentito l'autore. Interrogarsi sull'identità significa parlare di differenze. Ma le differenze tornano, identicamente.

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