09/09/2011

Helen Humphreys con Luca Scarlini

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«Non penso più che la mia vita riguardi ciò che mi è successo. Riguarda ciò che ho scelto di credere. (...) E alla fine, ecco quello in cui credo. Il cuore è una creatura selvaggia e in fuga. Il cuore è un cane che torna a casa». Narratrice e poetessa canadese, Helen Humphreys ha espresso in versi e prosa una poetica dell'attesa e della rivelazione. Dei suoi romanzi, sempre caratterizzati da una forte tensione lirica, sono usciti in Italia "Cani selvaggi", storia di cani abbandonati e tornati al loro stato selvaggio; "Coventry", racconto conciso e potente del bombardamento della cattedrale di Coventry a Londra; e "Il giardino perduto", in cui un misterioso messaggio d'amore sembra rivelarsi in un giardino destinato ad essere trasformato in un orto di guerra. La incontra lo scrittore e traduttore Luca Scarlini.
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Una continua tensione fra la scrittura lirica e il romanzo. Così viene presentata Helen Humphreys (canadese nata a Londra) da Luca Scarlini, che fu il primo in Italia a recensire "Quando le donne si alzano in volo", traduzione pretenziosa di "Leaving Earth", primo romanzo della scrittrice. E se, secondo un noto adagio, «la storia ha il sapore dell'uomo», quel libro si ispirava invece alle donne che fecero la storia (Amelia Earhart in primis) ed era dedicato a 'quelle che volano'. Correlativo oggettivo dell'opera era la celeberrima foto in cui Strindberg cerca di «fotografare l'anima», ricerca che lo accomuna alla Humphreys che, a sua volta, ha interesse a catturare le piccole cose, quelle nascoste.
Elemento onnipresente nell'opera della Humphreys è, oltre alla storia, la natura. E "Il giardino perduto" si concentra proprio su questo: raccontare i destini degli uomini partendo da un fiore («in Canada la natura ha ancora un certo peso», spiega la scrittrice). Uno dei brani del libro è una sorta di lettera a Virginia Woolf che commenta "Gita al faro", considerato giardino perfetto, fantasma della memoria, mistura di ordine e caos. Sull'aspetto storico si concentra invece il successivo romanzo "Coventry", che prende il nome dalla cittadina inglese bombardata dalla Luftwaffe.
Scarlini lascia volutamente per ultimo un reading tratto da quello che considera il capolavoro della Humphreys, "Cani selvaggi", in cui un banale episodio (un gruppo di randagi azzanna una ragazza) diventa il pretesto per un'ulteriore riflessione sul concetto di 'wild', in costante equilibrio fra limite e immaginario.

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