07/09/2013 - Consapevolezza verde

PER UN NUOVO PARADIGMA DI SVILUPPO

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Negli ultimi quarant'anni, un grande Paese come l'India ha visto progressivamente scomparire le sue risorse naturali, a causa di interventi predatori compiuti da grandi società multinazionali con il sostegno del governo. In spregio alle leggi e alle proteste delle comunità locali, in nome della 'crescita' si sono prese decisioni irreversibili sul fronte ambientale e ingiustificabili anche dal punto di vista economico, se misurate sul lungo periodo. Secondo l'autrice di "Fare pace con la terra" occorre cambiare i parametri di valutazione della crescita, che non può ridursi al valore commerciale che viene dallo sfruttamento delle risorse: non si produce ricchezza distruggendo l'ambiente, riducendo in povertà le popolazioni locali, sospendendo i diritti democratici di una comunità.
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Alla sua entrata in Piazza Castello, il vasto pubblico accorso all'evento accoglie con un fragoroso applauso Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana nota in tutto il mondo, le cui opere mirano a sensibilizzare i lettori sui problemi della globalizzazione e del progresso, proponendo una visione alternativa che rispetti la natura e la Terra su cui viviamo.
 Secondo Vandana Shiva, il concetto di 'crescita' risale al momento in cui l'uomo ha iniziato a fare la guerra perché aveva bisogno di accumulare risorse per difendersi dal suo vicino o attaccarlo. Il problema è che questo modello, di per sé una misura in situazione di emergenza, è diventato permanente, caratterizzando la struttura della società e dei rapporti umani ed economici. L'idea di 'crescita' è quindi una costruzione falsa, perché l'uomo ha soltanto la necessità di produrre ciò che gli serve per la sua sussistenza, e non di accumulare inutilmente. Per questo motivo, nella nostra società c'è bisogno di imparare ad andare oltre il modello che abbiamo seguito ciecamente fino ad ora, e considerare sì una crescita della comunità, ma solo nel rispetto della natura, che è la vera economia senza sprechi da cui dobbiamo prendere esempio.
 «Dobbiamo riprenderci la nostra economia e far sì che diventi un'economia vivente». Se dai governi vengono emanate delle leggi deleterie verso la società, o che fanno gli interessi di pochi e il danno di molti, i cittadini si devono ribellare perché, come ha affermato Gandhi, le leggi ingiuste non devono essere obbedite, altrimenti la democrazia non esiste più. Dobbiamo prenderci cura della Terra facendole giustizia, e non soggiacendo a provvedimenti come quello che Vandana Shiva chiama 'schiavitù dei semi': il fatto che grandi aziende multinazionali cerchino di regolamentare la produzione di semi, impedendone il libero scambio e la condivisione tra gli agricoltori. Ma queste regole fermerebbero brutalmente la creazione di biodiversità, che però è il vero sviluppo e la vera vita per la terra, e quindi per l'uomo. Solo l'uomo ha il potere di opporsi al disastro, al pericolo che non è futuro, bensì molto presente, e sta a ognuno di noi cooperare con gli altri e lottare per creare una situazione più sostenibile per il pianeta.
 A conclusione dell'intervista il pubblico fa domande anche sulla nostra situazione italiana, dimostrandosi per nulla indifferente alle parole di Vandana Shiva; segno che, d'accordo con le sue idee o meno, in questa situazione di crisi che stiamo vivendo si sente il bisogno di un cambiamento, e forse, come afferma l'ambientalista indiana, di un «nuovo paradigma di sviluppo».

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