08/09/2013

GLI ANNI DELLA PESTE

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reading musicale di Fabrizio Gatti

Un giornalista infiltrato che si mette la tuta degli operai del gas per raccontare le follie di una banda di trafficanti di droga. Un killer della 'ndrangheta che al suo battesimo con la pistola non ha il coraggio di uccidere. Si guardano da lontano. Si studiano. Si incontrano. Due vite parallele. Un viaggio spietato. Dal Fortino della mala, il quartiere senza Stato di Milano, ai giorni della resa alla mafia, i nostri giorni. Fabrizio Gatti, con la sua testimonianza in prima persona, ci fa scoprire la mafia della porta accanto. Quella che si nasconde nei quartieri, negli uffici pubblici. Quella che ci tocca tutti da vicino. Quella che ha condannato l'Italia a diventare ciò che è. Il peso di cui ci dobbiamo liberare, se vogliamo tornare a sperare.
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Italiano
Fabrizio Gatti ha conosciuto la peste, come moltissime altre persone in Italia. Tuttavia, in pochi se ne ricordano mentre gli altri sono ricorsi ad un antidoto famoso in tutto il mondo: «Se copro i miei occhi, la peste non la vedo; se mi tappo le orecchie, la peste non la sento; se mi copro la bocca, la peste non la denuncio». 
Fabrizio Gatti conosce per la prima volta la peste quando incontra Lia, la figlia di un boss della 'ndrangheta che per volontà del padre deve sposare il figlio di un altro boss. Lia, che chiede a Gatti un modo per fuggire da un destino deciso da altri senza chiedere il suo parere. Lia, il cui entusiasmo si spegne quando si rende conto che la sua unica possibilità è quella di denunciare il padre e ottenere, in cambio, un programma di protezione testimoni. 
Fabrizio Gatti conosce la peste durante la sua prima inchiesta da infiltrato nel quartiere milanese del 'fortino', controllato dalla 'ndrangheta. In questo quartiere vivono due amici, due ragazzi tragicamente coinvolti nel traffico di droga: Luca e Rocco. Un giorno Luca propone all'amico di cominciare a dedicarsi ad altro, perché «fuori dal fortino la gente non si ammazza: vive». Luca, però, non avrà mai la possibilità di dedicarsi ad altro, perché viene ucciso la sera stessa, mentre Rocco viene arrestato e ingiustamente condannato con l'accusa di essere coinvolto nell'omicidio. Nel corso della detenzione è assillato dall'idea di vendicare la morte di Luca, del fratello di Luca, del padre di Luca. Col tempo capisce quale sia il modo migliore per farlo: diviene un collaboratore di giustizia, ottenendo così un programma di protezione testimoni. Il programma, però, gli viene revocato un mese prima del processo e Rocco, primo pentito tradito dallo Stato, viene abbandonato ed esposto alla possibile vendetta della 'ndrangheta. 
Fabrizio Gatti conosce la peste quando l'autobomba scoppiata a Firenze la notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 uccide Dario, studente ventiduenne, Caterina, di cinquanta giorni, sua sorella Nadia, otto anni, la loro mamma, trentasei anni, e il loro papà, trentanove anni.
Fabrizio Gatti conosce la peste quando un avvocato, una mattina del 2008, diviene Presidente del Senato. Quell'avvocato aveva curato gli affari di un certo Pietro Lo Sicco quando quest'ultimo aveva deciso di costruire un palazzo abusivo. In quel palazzo avrebbe poi trovato ospitalità e rifugio Giovanni Brusca, dopo aver azionato il telecomando che provocò la strage di Capaci. 
Per colpa della peste, Lia è stata sacrificata, Rocco è stato sacrificato e forse, si domanda a volte Gatti, «anche noi ci siamo lasciati sacrificare». 
Per colpa della peste, Nadia non festeggerà mai il suo nono compleanno e non potrà continuare a scrivere le sue poesie. L'ultima, incisa su una lapide vicino a Ponte Vecchio, finisce così: «È già sera. Tutto è finito.»

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