03/09/2014

I LIBRI E LA LETTURA. UNA PASSIONE

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La carriera narrativa di Ermanno Rea è la coerente prosecuzione della sua lunga militanza nel giornalismo d'inchiesta. In opere come Mistero Napoletano, La dismissione, Napoli Ferrovia realtà, finzione e autobiografia si mescolano, facendo del romanzo una narrazione di verità insieme intima e fattuale. Per il recente Il sorriso di don Giovanni Rea ha scelto invece l'invenzione pura, identificandosi più liberamente in Adele, la giovane protagonista del romanzo, la cui missione consiste nel «trasmettere al mondo i messaggi contenuti nei grandi romanzi, la loro bellezza, la loro protesta, persino la loro disperazione». Lo incontra lo scrittore Diego De Silva.
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Serve un autore napoletano come Ermanno Rea per parlare al Festivaletteratura del ristorante Nizzoli di Villastrada, l'imperatore della zucca? Il locale di Zavattini, poi! L'apoteosi si ha quando Rea racconta di aver guidato l'autista del Festival (si noti il paradosso) a Borgoforte, scorcio del mantovano che Ermanno conobbe 25 anni fa, all'epoca del suo "Il Po si racconta", viaggio controcorrente sul Grande Fiume dal Delta al Monviso. Il libro occupa ovviamente buona parte delle curiosità del pubblico, ma l'evento è incentrato sull'ultima opera di Rea, "Il sorriso di Don Giovanni", con Diego De Silva che si limita a fare da anfitrione e ad incalzare di tanto in tanto il buon Ermanno: «Siamo ancora capaci di leggere una pagina in un certo modo, con interesse per la parola scritta? Dobbiamo dire sì!». Il libro è la storia di Adele, lettrice accanita. La categoria dei lettori accaniti è ormai ridotta ma ancora straordinaria. Un libro che parla dell'importanza della lettura, in tempi in cui sembriamo averne sempre più bisogno «Fausto, il protagonista, ha una concezione calviniana della letteratura: essa deve essere diversa dall'esistenza». L'emozione surrogata che ci arriva dalle pagine scritte indica un bisogno di eleganza: «Un grande libro demistifica, scopre altarini, illumina la strada». Secondo De Silva, l'idea di letteratura come palestra di sentimenti è oggi più attuale che mai, perchè abbiamo scarsa dimestichezza coi sentimenti stessi. Non mancano poi alcuni racconti dal passato di Ermanno, come il lavoro al Premio Napoli quando, tra le nuove leve, c'era un giovane dalla buonissima memoria, agli inizi. Un certo Roberto Saviano.

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