10/09/2005

SCEMO DI GUERRA. Roma, 4 giugno 1944


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Uno spettacolo di e con Ascanio Celestini


«Mio padre raccontava una storia di guerra. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l'unica storia concreta sulla guerra. Nello spettacolo si ritrovano alcuni avvenimenti molto conosciuti. Alcuni fatti sono veramente accaduti a lui; alcuni li ho ascoltati da altre persone; certe cose me le sono inventate io o le ho prese da altri racconti di altre guerre. Adesso credo che questa sua storia per me sia diventata il modo per mantenere un duplice legame sentimentale: quello politico con la mia città e quello umano con mio padre» (Ascanio Celestini).

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Italiano

Le storie che Ascanio Celestini racconta in "Scemo di guerra" si basano sui racconti di suo padre, relativi alle vicende della seconda guerra mondiale. Celestini, seduto su una sedia al centro della scena vuota, racconta e incanta con storie che oscillano continuamente tra vita reale e invenzioni di fantasia, in cui la crudeltà del conflitto bellico viene spesso superata con sconfinamenti di tipo fiabesco. Pare quasi di essere lì, nella Roma che aspetta la liberazione, dove il piccolo Nino, rischiando la vita sulla via Appia per raccogliere una cipolla da terra, dà il via alla narrazione: un susseguirsi e intrecciarsi di eventi e personaggi; fino alla fine, quando la voce registrata del padre di Celestini ripete passi dell'avvio e scompare tra gli applausi scroscianti del pubblico.

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