09.09.2010

UN ROMANZO DALLA SCRITTURA ALLA TELA


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Gli scrittori parlano troppo e si parlano addosso, e quando parlano del loro libro tendono ad aggiungere cose che se volevano dire potevano scrivere, e che se non le volevano dire lo potevano tacere. Francesco Recami, a partire dal suo romanzo "Prenditi cura di me", fa un'illustrazione, un dipinto dei meccanismi costruttivi del testo e delle sue strutture ideologiche. Prima della cura ci vuole l'anamnesi, e il quadro sarà anamnestico. Un quadro bello grande nella speranza che chi di dovere lo veda e provveda.


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«Non voglio fare le solite dichiarazioni sul mio libro», così lo scrittore Francesco Recami, per dire qualcosa sulla sua ultima opera "Prenditi cura di me", ha usato una grande tela e i pennelli, dipingendo in diretta una rappresentazione di Firenze, città nella quale è ambientato il romanzo.
Ovviamente non è una rappresentazione in scala, ma una sorta di mappa metaforica, con elementi simbolici che hanno costituito «gli schemi narrativi che uno scrittore ha sempre in testa quando scrive un libro, ma di cui non parla mai esplicitamente». E allora il capoluogo toscano è diventato sulla tela un corpo umano vecchio e malato, con le principali arterie (le due autostrade che attraversano la città) congestionate, con il centro storico romano che diventa un fegato ormai incapace di metabolizzare, con i tralicci dell'alta tensione (il sistema nervoso) che dialogano con le famose chiese conciliari moderne di Firenze.
«Il libro parla di tutt'altro» ha concluso Recami «e voi non avete la più pallida idea di cosa ci sia scritto. Ma questo era lo scopo».
 

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