11/09/2010

Joe Sacco con Barbara Schiavulli

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«Ho passato molto tempo seduto nei bar a parlare. A me interessa capire ciò che le persone ritengono importante, cosa pensano. Questo mi permette di entrare nel mondo in cui vivono». Joe Sacco è senz'altro il più noto autore internazionale di graphic-journalism. I suoi libri sulla Palestina ("Palestina. Una nazione occupata") o sulla Bosnia ("Goradze. Area protetta"; "Never. Una storia da Sarajevo") nascono da lunghi periodi trascorsi in quei paesi e dal confronto con donne e uomini incontrati e ascoltati ogni giorno, riuscendo a disegnare un racconto più credibile e umano di vicende che rischiano di restare irrimediabilmente lontane dalla nostra esperienza. Dialoga con Joe Sacco la giornalista Barbara Schiavulli.


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Italiano

Joe Sacco e Barbara Schiavulli sono cronisti di guerra: lui è il maggiore autore di graphic journalism degli ultimi anni, mentre lei è giornalista freelance in prima linea nelle aree più calde del pianeta. Si conoscono da anni e la complicità si nota, la Schiavulli scherza a lungo con Sacco perché, dice, l'ha disegnata «troppo grassa», e lui di rimando: «Il mio prossimo libro sarà solo su di te, vediamo come ti disegnerò». Ma salvo questi momenti di leggerezza il dialogo è intenso, sono entrambi giornalisti che «entrano nelle case» delle persone, nelle loro vite, non raccontano i fatti stando al sicuro delle basi NATO. Sacco rievoca l'episodio all'origine del suo volume sulla Palestina, ed emerge in questo momento, come anche quasi al termine dell'evento durante lo spazio delle domande del pubblico, la convinzione che in Israele e nel Medio Oriente si possano paradossalmente affrontare con più facilità temi che invece sono tuttora tabù negli Stati Uniti. Sacco e la Schiavulli sono narratori eccezionali, e dalle loro parole emergono con nitidezza situazioni e persone di incredibile carattere, che siamo pronti a ritrovare nei loro volumi passati e futuri.

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