12/09/2010

L'IMPUTABILITÀ DELLA FOLLIA


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Dai tempi della tragedia attica, la cultura occidentale ha messo in luce la frattura tra agire intenzionale e agire inconsapevole, il più delle volte ricusando senza riserve gli oscuri recessi della psiche umana. Ma entro quali limiti la punizione cede il passo alla cura psichiatrica? A partire dalla cronaca di violenze senza movente e da una puntuale ricostruzione criminologica delle menti assassine, Corrado Bizzarri ("Criminali o folli. Nel labirinto della perizia psichiatrica") e Adolfo Ceretti ("Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali") porteranno a tema il rapporto tra follia e diritto, individuando un punto di contatto tra scienze forensi e psicoanalisi.


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Italiano

All'interno della Chiesa di San Maurizio, lo psichiatra Corrado Bizzarri e il criminologo Adolfo Ceretti si sono confrontati sulla spinosa questione dell'imputabilità della follia, sempre più inflazionata durante processi, reali e televisivi. Negli ultimi anni si è infatti modificato ed evoluto il rapporto tra sfera psichiatrica e sfera giudiziaria. Il tutto per decidere la sorta di imputati di crimini spesso orribili, in bilico tra l'ergastolo o, invece, un percorso di cura, nel caso sia riconosciuta la loro incapacità di intendere e volere nel momento in cui hanno compiuto il fatto.
Un confine spesso labile e senza risposte univocamente corrette, su cui spesso si trovano a confrontarsi pubblici ministeri, giudici e psichiatri forensi.
Partendo dall'analisi di cronache conosciute da tutti e ormai entrate nella «storia» del nostro Paese, Bizzarri e Ceretti hanno cercato di fare chiarezza sul concetto della non imputabilità della follia, analizzandone i diversi aspetti e ripercorrendo l'evoluzione di questo rapporto del corso degli anni.

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