05/09/2002

Simon Armitage


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Erede della grande tradizione inglese di questo secolo da Hughes a Larkin, passando per l'Irlanda di Muldoon e l'America di Lowell, Armitage è uno scrittore che sa piegare il quotidiano in cadenze imprevedibili, guardare alla tradizione per poi inerpicarsi per altri sentieri. La sua è una poesia che sa di calci al pallone, stelle che rinascono in terra, personaggi che vivono nelle inquiete periferie delle nostre città. Tra slang e citazioni colte, in un rincorrersi continuo di 'contaminazioni', i testi di Poesie rappresentano per il lettore italiano una scoperta continua. Lo presenta Luca Guerneri, suo traduttore.


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Senza introduzioni o preludi, la sua poesia sembra fondersi, discreta e soffusa, con l'atmosfera raccolta e accogliente della Casa della Beata Osanna. Ma, mentre la gente ascolta rapita, col proseguire della narrazione, un ritmo incalzante, pulsante e lirico trasmette tutta la forza della parola di Simon Armitage, ed è come «trovarsi sparati dentro a un flipper». La poesia di questo eclettico autore della Yorkshire parla di eventi della quotidianità, cercandovi tuttavia quel qualcosa che li rende speciali. Convinto che il poeta non debba dare risposte, bensì formulare domande, egli ci offre una poesia che ci fa trarre speranza dalla vita e nel contempo ci fa uscire da essa, come un sole che brilla, «e ci sentiamo vivi». Ha nello sguardo e nello stile una grande gentilezza d'animo e una musicalità da cantastorie con cui, attraverso ritmi e melodia, esprime l'incontrastabile grandezza della parola.

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