08/09/2002

Tim Parks


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Una produzione che va dalla narrazione alla critica letteraria, passando per l'indagine antropologica, come i tanti libri dedicati ai costumi degli italiani, fino al più recente "Questa pazza fede", racconto di un anno trascorso con gli ultras del Verona. Tim Parks, tra il drammatico e il grottesco, ritorna sempre nei suoi libri sul rapporto tra individuo e società. Ne parla con Rolando Damiani ("All'apparir del vero").


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Italiano

Tim Parks, l'inglese venuto in Italia perché, dopo cinque romanzi rifiutati in patria, il Bel Paese gli sembrava «un posto dolce per andare alla deriva», si presenta al pubblico con la vena ironica e corrosiva che contraddistingue tutta la sua produzione. Il più famoso tifoso dell'Hellas Verona spiega il proprio rifiuto per uno stile non impegnato, nonché per tutti quegli stereotipi secondo i quali uno scrittore, per essere considerato di talento, dovrebbe affrontare argomenti seri: storia, filosofia, oppure letteratura; «Rifiuto tutto ciò che è imposto», dice, e alla filosofia preferisce le avventure domestiche perché, a detta sua, «Oggi non si va in guerra, ed è quindi nell'ambiente familiare che nascono i melodrammi personali, soprattutto a livello di conflitto morale».

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