05/09/2003

IL CABARET: DUE GENERAZIONI A CONFRONTO


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La storia del cabaret secondo due dei suoi protagonsti: Nanni Svampa, fondatore dei Gufi, primo interprete di Brassens in Italia, mitico rappresentante della stagione d'oro del cabaret milanese e autore di "Scherzi della memoria"; e Flavio Oreglio, comico, cantante, poeta catartico ("Bis. Nuovi momenti catartici"), ben noto al grande pubblico per le sue apparizioni a "Zelig". Introduce il giornalista Enrico de Angelis, reponsabile artistico del club Tenco di Sanremo.


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Italiano

Flavio Oreglio e Nanni Svampa hanno tenuto un interessante dibattito inerente ai cambiamenti evolutivi del cabaret italiano, dalle origini fino ad ora. Ha introdotto la serata il giornalista Enrico de Angelis con un paragone tra cabaret e filosofia, a suo parere entrambi impossibili da cristallizzare all'interno di una definizione rigida. Nel tentativo di fissare alcuni elementi costitutivi della satira, Nanni Svampa ha raccontato, ripercorrendo la propria esperienza personale, l'evoluzione che ha subito il cabaret dai suoi albori (anni 40) fino ad oggi, lasciando successivamente la parola a Flavio Oreglio, noto artista del programma televisivo "Zelig". Il filo conduttore della serata ha ruotato intorno all'esperienza qualitativa del cabaret, nato nei teatri come forma di un'espressione artistica intenzionata a farsi manifesto di una tensione ideologico-politica oggi difficile da riproporre. La progressiva trasformazione dei mezzi e degli strumenti di divulgazione, dal teatro alla televisione, ha posto molti limiti e un abbassamento del livello qualitativo del cabaret, divenuto tale da essere definito come satira sociale, in quanto utilizza la risata solo come strumento e non più come obiettivo. Il vero cabaret, ricorda Svampa, è quello provocatorio proposto nei teatri con artisti realmente preparati, in grado di proporre e reggere spettacoli molto più densi e importanti rispetto alle limitate tempistiche televisive. Il consiglio dato da Oreglio al pubblico è dunque quello di usare la televisione come strumento conoscitivo per la promozione di talenti artistici, da seguire però successivamente a teatro, dove i tempi gli spazi ed il coinvolgimento diretto con la platea permettono performances di livello decisamente più elevato.

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