10/09/2004

EUROPA


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Moreno Gentili, artista e fotografo, è fra gli autori contemporanei più affermati su scala internazionale. Con il suo libro "In linea d'aria" Gentili ha tentato di costruire un racconto per fotografie: la successione delle immagini fisse ha un andamento che, senza essere cronologico, segna un percorso. E con "Sguardo nomade" il viaggio ricomincia, questa volta a parole. Due strumenti espressivi, due modi di raccontare che rendono lo stesso viaggio due viaggi diversi. 


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Italiano

Si piazza sul palco alla destra dello schermo, libro in mano. Dall'altra il contrabbasso di Furio di Castri. Dedica lo spettacolo a Enzo Baldoni, il giornalista italiano morto di recente in Iraq. Parte così lo "Sguardo nomade" di Moreno Gentili, viaggio suggestivo attraverso l'Europa e a cavallo dei suoi confini, reali o immaginari che siano. Trieste, Sarayevo, Dachau, Stoccolma, Madrid, sono solo alcune delle tappe di un percorso tutto interiore, che può forse aiutarci a dare un significato più profondo al processo di unificazione a cui assistiamo negli ultimi anni, e a farci scoprire che forse, appartenere ad un posto è solo un'illusione. Il basso di Di Castri si srotola preciso lungo binari morti, periferie industriali, campagne bruciate, contrappuntando con il sostegno di loops, effetti elettronici e riff ripetuti le immagini del fotografo, proiettate in sequenza. Immagini spesso di un'Europa grigia e percorsa da un sottile desiderio di annullamento, frammentata e disarticolata come suggeriscono le parole veloci, forse troppo, dell'autore, dove c'è «chi tace su ossa occultate». Ma poi, a volte, attraversate da scorci luminosi e flebili speranze. Nel complesso uno spettacolo avvolgente e coinvolgente, sicuramente unico al Festival.

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