10/09/2004

Toni Morrison


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«...Quando ho cominciato a leggere da scrittrice, mi sono resa conto di un aspetto ovvio: il soggetto del sogno è il sognatore. La costruzione di un personaggio 'africanista' è riflessiva; una straordinaria meditazione sul proprio io; una vigorosa esplorazione delle paure e delle bramosie che risiedono nella coscienza di chi scrive». Toni Morrison torna a Mantova con la forza della sua scrittura ("L'occhio più azzurro"; "Amore") e delle sue posizioni politiche e sociali che l'hanno portata, tra l'altro, ad ottenere uno storico Premio Nobel per la letteratura. La introduce Maria Antonietta Saracino, traduttrice e giornalista.


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«'Once upon a time': c'era una volta»: Cominciano così le favole, anche quelle che racconta Toni Morrison. In occasione del Nobel per la letteratura assegnatole nel 1993, a Stoccolma, durante la cerimonia di premiazione, lei raccontò una storia, una fabula appunto: narrava di una donna molto vecchia e cieca, che riusciva a guardare e leggere dentro il cuore della gente, e per questo era molto saggia. A Mantova Toni Morrison legge invece brani tratti dal suo ultimo lavoro, "Love". La sua voce risuona piena e materna, amorevole: non parla di un amore possessivo e distruttivo, ma di quell'amore che rispetta la libertà dell'altra persona e dona salute, rendendo le persone più belle. Parla di donne e di uomini offesi nella loro incapacità di avere un sentimento religioso, una considerazione sacra della propria esistenza. «C'era una volta»: c'è oggi una donna di colore, grande nello spirito e dritta nel portamento: non è cieca, ma vede benissimo dentro il cuore della gente, denudandone, con rigore, falsi pregi e vere ipocrisie.

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