10/09/2005

LA QABBALAH COME GEOGRAFIA DELL'INVISIBILE


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Il tema del Creatore che traccia le linee del mondo ha ispirato pensatori e mistici ebrei dall'epoca tardoantica fino ai tempi moderni. Le prime nozioni di una dottrina del grafismo divino nascono dall'incontro tra filosofia greca e racconto biblico della creazione. Quest'elaborazione teorica fu il presupposto della grande fioritura cabbalistica che iniziò nel Duecento, e che regalò al giudaismo uno dei più vasti patrimoni di rappresentazione grafica dell'invisibile. Giulio Busi, autore di "La Qabbalah visiva", illustra la storia del disegno mistico nella tradizione del simbolismo ebraico.


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Esiste un profondo legame tra Qabbalah visiva e Mantova. È infatti a Mantova - capitale tra la metà del '500 e del '600 dell'editoria della "Qabbalah" - che Giulio Busi, chiamato per la catalogazione della collezione dei manoscritti ebraici della Biblioteca Teresiana, si incuriosisce della grafica presente nei libri oggetto del suo lavoro - non sontuosi, ma ancora impregnati delle energie di coloro che li hanno studiati. Un'accurata ricerca sulle fonti ha rivelato che la grafica è stata utilizzata fino alla metà del XVII secolo. L'avvento dell'idealismo trasforma la "Qabbalah" in uno strumento di ricerca di un nucleo metafisico che da un punto di vista estetico non apprezza i disegni. Tuttavia, alla luce di quanto scoperto, una storia del misticismo ebraico senza la rappresentazione grafica non è completa. Infatti la "Qabbalah" è uno strumento di studio e la grafica, offrendo un'idea sintetica, induce alla meditazione mistica, cioè alla ricerca dell'invisibile e all'idea di dinamismo della provvisorietà della logica.

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