11/09/2005

QUASI TRENT'ANNI DI POESIA


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Milo de Angelis, nato a Milano nel 1951, sin dal suo apprezzato libro d'esordio "Somiglianze" (1976) e successivamente con la conduzione della rivista "Niebo" ha dimostrato grande efficacia nel dar vita ad una poesia orfica dal timbro preciso, pacato, privo di sentimentalismi e al tempo stesso capace di esprimere «amore e dolore in limpidi versi». Così è nell'ultima raccolta Il tema dell'addio (Premio Viareggio). Lo incontra e dialoga con lui Elia Malagò.


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Italiano

Difficile raccontare la commozione più profonda, il nodo che stringe la gola e gli occhi che si bagnano di rugiada. Difficile, dopo la lettura dei versi di Milo De Angelis, infrangere il silenzio. La sua lirica, quasi impenetrabile nei primi anni, in seguito invece meno spezzata, aperta alla dolcezza e alla tenerezza, traspone il dolore senza elegia, senza rigidità, in un flusso di memoria che rende sacra ogni scheggia di quell'infinito presente che altro non è se non il tempo dell'imparare a morire. Dialogando con Elia Malagò di questo suo vivere la vita come ars moriendi, De Angelis ci porta per mano negli abissi della maturità, nel cuore buio dell'estate, tramite una parola che si fa corpo e con il corpo respira, palpitante di battiti nei quali mente e cuore cercano l'accordo da cui nascono il canto e il suo controcanto. È il tema dell'addio, luogo di amori tenebrosi che in mezzo agli anni lasciarono una spina; che tuttavia torneranno, torneranno luminosi. Con la luce della poesia, quel fare l'universo con niente.

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