10/09/2006

Guido Martinotti


2006_09_10_258

La Biennale di Venezia presenta a Festivaletteratura



Sotto molti punti di vista, la città è un fenomeno intrigante: è là, esplicita e spudorata in modo che ogni umano la riconosca. La città indubbiamente è il luogo e la sede dell'espressione più avanzata di civilizzazione umana e allo stesso tempo temuta e odiata perché disumanizzante. Queste antinomie sono antiche quanto la città stessa e non facilmente risolvibili, poiché esprimono la nostra contraddizione perenne di fronte alla società in cui viviamo. Ne parla Guido Martinotti, curatore degli workshop della 10. Mostra Internazionale di Architettura "Città. Architettura e società" e professore di Sociologia Urbana e Pro-Rettore dell'Università di Milano-Bicocca. 


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La Biennale di Venezia a Mantova. Un piacevole sottofondo jazz tiene compagnia al pubblico in attesa del Prof. Guido Martinotti, che puntualmente arriva e curiosamente fotografa la sua platea. Realizza una puntuale analisi sociologica della città, che ci descrive come «l'oggetto più grande che la civiltà umana ha prodotto», dividendola in due parti, una evidente, di superficie, fatta di edifici e spazi; l'altra nascosta, fatta dalla società che la vive. Scorrono le slides in inglese che ci elencano gli elementi di quella parte di città celata allo sguardo disattento, le relazioni umane, poteri, amori, classi sociali, religioni: le nostre città vivono di tutto questo. Distingue il concetto di spazio del passato, si riferisce alle città medievali «nate in spazi piccoli rubati» al feudalesimo; poi passa a quelle americane, estese, frutto di attenta pianificazione.

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