05/09/2007

IL DIARIO DI ADRIANO. Il making of del film: un tributo a Marguerite Yourcenar nel ventennale della morte


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L'Adriano raccontato da Marguerite Yourcenar è un uomo della nostra storia, che, arrivato al culmine del suo potere, si interroga sul senso della vita, cerca bellezza, amore, dimostrando che il potere non è sufficiente nella vita di un uomo. In anteprima nazionale a Mantova, le prime immagini del film di Matteo Raffaelli "Il diario di Adriano" raccontate dal vivo da Giorgio Albertazzi, da 18 anni la voce dell'Imperatore in uno spettacolo che calca le scene italiane e internazionali con ininterrotto successo. Alle immagini del film si alternerà la lettura dal vivo di alcuni monologhi della riduzione teatrale del romanzo.


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Italiano

"Memorie di Adriano", diario di Adriano, memorie di un viaggio. Un viaggio che inizia con un particolare omaggio a Mantova recitato da Giorgio Albertazzi. Un dialogo tra Virgilio e Ottaviano Augusto sul letto di morte del poeta, scritto da Marguerite Yourcenar, la stessa autrice delle "Memorie di Adriano". Sullo sfondo c'è la sorte del manoscritto dell'Eneide: «La tua opera è Roma e appartiene a tutti» dice Ottaviano. Per farselo consegnare l'imperatore gioca con il rapporto tra il potere e l'artista, tra la vita e la morte, e gli scambi di personalità nel discorso sono continui. Anche Albertazzi gioca allo stesso modo con il 'suo' Adriano: entrambi hanno gli stessi acciacchi ma mantengono una certa forma, hanno un dialogo particolare con il proprio dottore, amano il teatro e soprattutto amano 'il bello' in tutte le sue forme. L'attore recita alcuni brani dell'opera teatrale e si alterna alle immagini della trasposizione cinematografica delle "Memorie", girate in una affascinante e bellissima Villa Adriana a Tivoli. I brani ripercorrono la vita dell'imperatore, le glorie militari, le sue passioni per l'architettura e l'astronomia, i suoi amori, le sue amicizie, i suoi tormenti. Una vita dedicata alla ricerca e alla conservazione del bello, così come la serata passata in un Teatro Sociale pieno di entusiasmo e ammirazione. Il teatro possiede strani poteri, non magici, ma qualcosa di più profondo. La magia inganna, mentre l'arte teatrale trasporta nelle profondità chi è disposto a lasciarsi andare, illuminando quelle zone del nostro essere che temiamo di più, troppo spesso buie. Ora, metti una sera sul palcoscenico un certo Giorgio Albertazzi, senza mimesi alcuna, nelle vesti dell'illuminatissimo Imperatore Adriano, e aggiungi che questo Adriano non è uno qualunque, ma proprio quello delle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar: ingredienti della ricetta perfetta per permettere anche all'ultimo dei curiosi di ricevere un'emozione così delicata e sensazionale da fare quasi male. Lo stesso Albertazzi afferma: «Questo tipo di incontri capitano una sola volta nella vita», a riferimento, ovviamente, al suo incontro con l'Adriano di Marguerite Yourcenar, personaggio che interpreta oramai da oltre 700 repliche. Sul palco del Teatro Sociale mercoledì 5 settembre c'erano Giorgio Albertazzi, lo schermo di un proiettore, tre panche e tredici spettatori silenziosi. Uno spettacolo, ma più esattamente una performance, qualcosa che non richiede la presenza di più attori in parti definite, nè un testo di partenza e soprattutto può rompere gli schemi del racconto comunemente inteso. Nessuna scenografia, nessun artificio se non la strana mescolanza di recitazione, estratti di vita vera e filmati, per non sottrarre spazio alla figura dell'Imperatore Adriano abbozzato dalla penna della Yourcenar: un Adriano delicatamente lacerato dal conflitto tra potere ed arte; un Imperatore che, nel tempo estremo della sua vita, sente la necessità di riassumere se stesso e non la sua esistenza. «La mia vita è definita da ciò che non sono stato - dice Adriano a Marco Aurelio - buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista; capace di delitti, non carico di delitti... Qualunque cosa si faccia, si costruisce a modo proprio un monumento. Ma sarà comunque bene preparare pietre autentiche». Con dialoghi come questi, la Yourcenar crea un uomo diverso, in qualche modo, un uomo nuovo. Sebbene fedele agli avvenimenti storici tanto quanto richiesto da una biografia, la scrittrice non cede alla mera cronaca, ma, come afferma anche Albertazzi, intuisce «qualcosa che va al di là, si immedesima nella figura dell'Imperatore in modo del tutto nuovo ed originale», mettendo a nudo l'uomo che si trova sotto quei vessilli, i suoi conflitti e le sue difficoltà. Mercoledì sera però al Teatro Sociale, Adriano e Giorgio Albertazzi erano in qualche modo sdoppiati: un Albertazzi e un Adriano sul palcoscenico, mentre un altro Adriano ed un altro Giorgio Albertazzi in pellicola, grazie al making of del film "Memorie di Adriano", per la regia di Matteo Raffaelli, un tributo a Marguerite Yourcenar nel ventennale della sua morte. La performance di Albertazzi è stata, infatti, intervallata da spezzoni del film, in anteprima assoluta, che descrivevano le fasi salienti della vita di Adriano: il passaggio dalla giovinezza alla maturità, l'investitura e il suo rapporto con il giovane Antinoo. Proprio nell'amore di Adriano verso quest'ultimo, Giorgio Albertazzi rintraccia il fulcro dell'opera della Yourcenar: il decadere della bellezza, talmente effimera da divenire fondamentale per l'uomo. Mentre Adriano sente la morte farsi sempre più vicina, ricorda Antinoo e afferma: «Il mio fine è racchiuso in una parola: 'bello'».

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