03/09/2008

LE DISTANZE DEGLI ADOLESCENTI


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Il vincitore del Premio Strega 2008 Paolo Giordano ("La solitudine dei numeri primi") e il vincitore del Premio Berto Vincenzo Latronico ("Ginnastica e rivoluzione") affrontano, guidati dal giornalista Marino Sinibaldi, il tema cruciale della narrazione generazionale: adolescenza, sua risoluzione e superamento. Comune il tema, forti e ben delineate le differenze nelle vite e nelle emozioni dei protagonisti delle due storie.


L'evento 7 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Palazzo di San Sebastiano.

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Entrambi giovanissimi, di appena venticinque anni, Paolo Giordano e Vincenzo Latronico, hanno già scalato le classifiche e vinto, con i loro romanzi, importanti premi. "La solitudine dei numeri primi", autentico capolavoro realizzato da Giordano, Premio Strega e Campiello 2008. "Ginnastica e rivoluzione", scritto da Latronico, vincitore della XX edizione del Premio di Letteratura "Giuseppe Berto". Gli autori sono stati i protagonisti dell'evento numero 7 "Le distanze degli adolescenti" tenutosi nel Cortile della Cavallerizza. Intervistati da Marino Sinibaldi, con le loro risposte hanno saputo coinvolgere il pubblico con ironia e sarcasmo, presentando l'adolescenza, non come un percorso verso la maturità, ma come un periodo per guarire dalla giovinezza. L'evento ha suscitato un notevole interesse e ad assistervi c'erano veramente molte persone, tant'è che risultava difficile trovare posti a sedere.  Sono le 17:30, manca un'ora all'inizio dell'evento "Le distanze degli adolescenti", e la fila davanti all'entrata del Cortile della Cavallerizza è già lunghissima. Una folla rumorosa e prevalentemente femminile aspetta di assistere all'incontro, che vede come protagonisti Paolo Giordano, fenomeno letterario del 2008 grazie al suo pluripremiato romanzo d'esordio "La solitudine dei numeri primi", e un altro giovane esordiente, Vincenzo Latronico, che con "Ginnastica e Rivoluzione" vince il premio Berto, battendo in dirittura d'arrivo, ironia della sorte, proprio Giordano. Regista dell'incontro è l'autorevole giornalista, critico letterario, ideatore e conduttore radiofonico Marino Sinibaldi. Alle 18:00 si aprono i cancelli e lo splendido Cortile della Cavallerizza si riempie velocemente, si assiste alla solita corsa per accaparrarsi i posti migliori, quelli più vicini al palchetto degli oratori. Il clima è decisamente caldo, in tutti i sensi, l'aspettativa è quasi da concerto pop. Inutile negare che Giordano, ventiseienne torinese, piaccia e parecchio. Preceduti da un nugolo di giornalisti, fotografi e cineoperatori, arrivano puntualissimi i giovani protagonisti di questa prima giornata del festival. Marino Sinibaldi, consumato oratore, dirige i giochi, imposta il ritmo di quello che si rivelerà un incontro vivace e mai banale nei contenuti. È subito 'the underdog', il meno conosciuto, il ventitreenne milanese Latronico che, emozionato, rompe il ghiaccio e suscita la prima di numerose risate affermando con autoironia: «sai cosa dicono? C'è Paolo Giordano che presenta il libro con un altro, ecco io in questo momento mi sento l'altro...». La presenza dei due giovani, la loro giustapposizione non è certo casuale. Entrambi sono giovanissimi, e narrano di adolescenti che, seppur in maniera diversa, vivono soffrendo la loro età. Giordano racconta di come Alice e Mattia feriti dalla vita, si incontrino, attratti l'uno dall'altra, ma non riescano mai a concretizzare il loro legame sentimentale. In "Ginnastica e Rivoluzione" di Vincenzo Latronico invece, cinque ventenni fuggono a Parigi per sfogare il loro bisogno di rivoluzione, alla ricerca di una realizzazione esistenziale. Sinibaldi si chiede quindi se sia possibile usare questi libri per capire meglio l'adolescenza, unendo le differenze e le affinità di questi autori. Ricordano di aver vissuto entrambi un distacco dalla realtà, una condizione nata paradossalmente da motivazioni diametralmente opposte. Il biondo torinese si chiede se non sia stata l'assenza di un desiderio di appartenenza, ad un ideale o ad un'ideologia, ad isolarlo (condizione questa che si riflette anche sui suoi personaggi, che risultano quindi avulsi); contrariamente, il bruno e minuto milanese, individua proprio in una precisa appartenenza ideologica, il filtro che gli ha impedito di aderire alla realtà. Raccontano poi, usando la metafora della pentola in ebollizione, le loro tribulazioni. Per Giordano, la tappa cruciale è l'infanzia, momento in cui tutto si crea e tutto si distrugge, mentre l'adolescenza non è che il momento in cui quel pentolone che ribolliva da anni, viene scoperchiato, rivelando spesso risvolti tragici. Latronico invece evoca un chiaro smarrimento: «più che aprire il coperchio, si tratta di trovare qual è il fuoco acceso, ad un certo punto ti accorgi che sono tutti spenti e che devi cambiare stanza, perché eri all'IKEA in una cucina d'esposizione!». Ennesima risata generale, inutile dire che a questo punto Latronico ci stringe tutti in pugno... Si scorrono poi tutti quegli autori che li hanno influenzati, Volponi e Cunningham tra i tanti, e sul loro nuovo ruolo di scrittori in cui forse ancora non si riconoscono appieno. Il tempo stringe e per le domande del pubblico c'è poco spazio. I due ragazzi sono generosi, nella sincerità, nel dialogo, e nel firmare centinaia di libri per i numerosissimi lettori presenti. Alla fine dell'incontro, cosa si sia capito dell'adolescenza non è poi così chiaro, l'unica cosa certa è che siamo stati rapiti, tutti, dalla loro faccia di ragazzi per bene, da Giordano ancora una volta, che dialoga come scrive, in maniera chiara e pacata, profonda e controllata, dai suoi occhi chiari e dalla sua capacità di arrossire quando gli si ricorda che è ormai un fenomeno, quasi una star. Che dire poi di Latronico? Scrittore, traduttore dall'età di diciassette anni, da semi-sconosciuto, in un'ora si è conquistato tutti, ma proprio tutti, persino le mamme, specie notoriamente difficile da incantare.    

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