04/09/2008

ALLA RICERCA DI PROUST


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Per Proust «Scrivere un romanzo o viverne uno non è affatto la stessa cosa, checché se ne possa dire, e tuttavia, non è possibile separare la nostra vita dalle nostre opere». Analogamente, entrare nel mondo di un autore attraverso un romanzo non è la stessa cosa che entrare nella sua vita vera. Il desiderio di conoscere da vicino chi ha scritto i romanzi più amati accomuna molti lettori, fino a portare a casi di vero e proprio feticismo, se l'autore è quasi una divinità. Come nel caso di Marcel Proust. Lorenza Foschini, autrice di "Il cappotto di Proust", e Stefano Salis, ci raccontano fin dove può arrivare la passione per un autore, insieme ad altre curiosità proustiane.
 


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C'è la letteratura, e poi c'è la 'retroletteratura', ovvero tutto quello che c'è prima del libro. La biografia e le carte, ma anche i mobili e addirittura un cappotto, sì, se si tratta di quello appartenuto a Marcel Proust. Il dialogo tra Stefano Salis e la giornalista-scrittrice Lorenza Foschini è avvincente: ci guidano in un'inchiesta rocambolesca e arzigogolata, piena di difficoltà e poi di soddisfazioni... per arrivare a cosa? A ricostruire la storia dei manoscritti di uno dei libri monumentali del XX secolo: "A la recherche du temps perdu". I fogli della "Recherche" rischiavano di essere distrutti, bruciati e perduti, se non fosse intervenuto un uomo d'altri tempi (e di grandi ideali) che si definiva, a giusto titolo, un 'salvatore'. Il libro della Foschini ripercorre la storia di questo personaggio, Jacques Guérin, che dedicò la propria vita alla sua missione. I confini tra feticismo e devozione, tra l'opera letteraria e la vita personale si fanno labili, fusi insieme in un'unica grande passione: investigare è già salvarla, la letteratura. A volte c'è bisogno, per rianimarla e farla vivere, anche di questi pettegolezzi e degli oggetti magici che la contengono. Come, appunto, "il cappotto di Proust".

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