04/09/2008

IL DONO DELLA DEBOLEZZA


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«Non sarò mai normale» dice serenamente di sé Alexandre Jollien. Cerebroleso dalla nascita, il giovane filosofo, autore del recente "Cara filosofia", ha affrontato gli studi universitari dopo un'infanzia trascorsa in istituti speciali. I suoi dialoghi socratici (tra cui "Elogio della debolezza") ripercorrono, alla luce della propria esperienza esistenziale, temi lungamente frequentati in ambito filosofico - la definizione della normalità, la capacità di adattamento, la ricerca di un senso nella sofferenza - e sono nel contempo la testimonianza di una straordinaria adesione alla vita. Lo incontra Enzo Bianchi, priore del Monastero di Bose.


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Qual è il senso della vita? Possiamo davvero conquistare la felicità? Grandi temi che accompagnano l'uomo dalla notte dei tempi. Ascoltando le parole di Alexandre Jollien non possiamo far altro che sentirci ingrati. Ingrati per le lamentele quotidiane, le espressioni di insofferenza, le cattiverie gratuite, il senso di inadeguatezza. Sembra che la felicità esista davvero e sia lì a portata di mano. Un'unica formula magica: 'accettati'. Accettazione di sé come primo passo per accettare la vita e tutto ciò che essa ci regala. Accettazione di sé per accettare gli altri e infine accettazione di sé per aprirsi al mondo. Perché per aprirsi al 'non sé' è essenziale rinunciare a se stessi; e per riuscirci bisogna cominciare con l'accettare che qualcuno non ci accetterà.
Enzo Bianchi, moderatore dell'incontro, conclude con una citazione di Plotino: «Impara a scolpire la tua statua». Nella vita quotidiana, dominata dalla velocità e dal dinamismo, dobbiamo imparare a liberarci del superfluo e riappropriarci della nostra vera vocazione. Vocazione che deve essere vissuta nel presente, hic et nunc, e che in nessun caso deve portarci ad alienare il presente per il futuro.

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