04/09/2008

Daniel Pennac con Stefano Salis

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Dopo dieci anni, ecco nuovamente a Festivaletteratura Daniel Pennac. Il popolarissimo autore della tetralogia di Belleville ha scritto nel frattempo altri romanzi ("Ecco la storia"; "La lunga notte del dottor Galvan"), libri per ragazzi, si è cimentato spesso con il teatro sia da autore sia da attore. Con l'ultimo suo lavoro, Diario di scuola, Pennac si avvicina al mondo della scuola dal punto di vista degli ultimi della classe. Lo incontra il giornalista Stefano Salis.


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Racconto autobiografico delle avventure scolastiche di Daniel Pennac, che dall'odio per la scuola ha finito per diventare un insegnante. Nel tratteggiare i tratti essenziali di "Diario di scuola", Stefano Salis ha accompagnato l'autore francese nelle sue esperienze da 'somaro' e da insegnante. Pennac, da alunno 'asino' è convinto di avere una marcia in più rispetto a qualsiasi altro docente. «Il dovere di un professore è di portare avanti tutta la classe, non solo i ragazzi già bravi, e per fare ciò è indispensabile conoscere ciò che provano. È indispensabile tornare sulle proprie sconfitte, sulla propria rotta per poter insegnare». La classe per Pennac-insegnante è un'orchestra, non un reggimento. E questo lo capì bene un suo insegnante: «Stavo diventando un piccolo bugiardo e in quel momento lui ha capito che la mia capacità immaginativa poteva essere trasformata in un lavoro positivo». Dona tanto di sé al pubblico di Mantova, Daniel Pennac, e alle esperienze buffe o comiche, alterna come contraltare riflessioni commoventi. Come quando il professore individua in classe l'alunno difficile, quello che rifiutando la scuola rifiuta se stesso e l'insegnante lotta per salvarlo, come se si tuffasse in acqua, nuotasse con tutte le proprie forze, senza riuscire comunque a evitare la perdita della vita del ragazzo. «Un rimorso che quell'uomo si porterà dietro per tutta la vita» ha detto Pennac. Alla domanda del pubblico, se preferisca il mestiere dello scrittore o quello dell'insegnante, Pennac risponde: «La classe è la vita, la scrittura è un ritiro dal reale». L'ultima domanda l'ha posta invece una bambina: «Ho 8 anni, faccio la terza elementare e non mi piace leggere. Come posso fare?». «Innanzitutto hai tutto il diritto a non leggere - risponde in maniera incoraggiante Pennac - ma può darsi che tuo padre o tua madre si soffermino a leggerti una storia e può darsi anche che in futuro troverai un insegnante che si soffermerà a leggerti un racconto anziché farti domande e forse un giorno nascerà in te la voglia di leggere. Comunque se hai solo 8 anni avrai ancora davanti a te altri 100 anni, figurati quante occasioni avrai per iniziare a leggere».

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