06/09/2008

I GIARDINI VERTICALI


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«Perché mai accontentarsi di far crescere le piante nella terra e in orizzontale? La natura non è così monotona». Partendo dai suoi studi nelle foreste tropicali, il botanico francese Patrick Blanc ha deciso di provare a trasformare i muri anonimi dei palazzi di città in rigogliose aree verdi. Oggi i suoi giardini verticali crescono in tutto il mondo e stanno rivoluzionando il modo di concepire il rapporto tra città e natura. Lo incontra Michela Pasquali, paesaggista e progettista di giardini.


L'evento 139 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista anche la presenza di Patrick Blanc.

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La delusione del pubblico riunitosi nel pomeriggio di oggi nella chiesa di Santa Paola, per l'assenza di Patrick Blanc, atteso a Mantova come avviene per certe star, è stata comunque premiata. Michela Pasquali, chiamata a sostenere un ingrato compito, ha sostituito lodevolmente l'ospite d'onore, presentando un'interessante relazione sui community gardens di un quartiere del Lower East Side di Manhattan. I giardini sono nati agli inizi degli anni Settanta grazie all'opera di personaggi come Liz Christie, che hanno dato vita al movimento delle green guerrilas (a cui Michela Pasquali ha dedicato una rubrica giornaliera su "Piazzalberti"). Il quartiere in cui sono sorti i community gardens è stato costruito alla fine dell'Ottocento per accogliere gli immigrati europei. Tra gli anni Sessanta e Settanta molti palazzi sono stati demoliti dagli stessi proprietari, non più in grado di sostenerne i costi di manutenzione e non interessati a ricostruire. Grazie alle green guerrilas, che lanciavano bombe di semi attraverso le reti di recinzione, gli spazi vuoti lasciati dalle demolizioni venivano trasformati in piccoli punti verdi urbani, che si sono negli anni sviluppati secondo un principio opposto alla concezione classica di giardino. Le piante e gli alberi dei community gardens vengono lasciati crescere naturalmente, senza operazioni di giardinaggio e osservando la minima manutenzione. I pochi interventi, a volte necessari per trasformare i giardini in luoghi di aggregazione, sono fatti utilizzando materiali rigorosamente (ma anche spontaneamente) riciclati. Oggi i sessanta community gardens della nona strada rischiano di essere smantellati a causa della spinta edilizia. Tutti gli abitanti del quartiere si mobilitano periodicamente con manifestazioni e parate per difendere l'esistenza dei loro giardini.

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