06/09/2008

POESIE DEL PARADISO


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Bernardo Atxaga si è autodefinito «uno scrittore che, come direbbe un musicista flamenco, riuscì ad attraversare il deserto nell'unico modo possibile, suonando un po' di tutto e con un po' d'aiuto». Una posizione di particolare rilievo occupa la sua produzione in versi. L'autore basco terrà un reading delle sue poesie intorno al tema del paradiso, con alcuni sorprendenti rimandi virgiliani. Lo introduce Mario Artioli.


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Scrive in basco ma parla in spagnolo, Bernardo Atxaga, venuto a Mantova per presentare il suo ultimo libro "Poesie dal paradiso". E forse anche per ricordarci l'esistenza (e la resistenza) di questa lingua inspiegabile, unica, parlata solo da un milione di persone nel mondo. Una lingua che ha la sua letteratura, e che si racconta proprio attraverso la distanza da tutte le altre lingue del mondo. «Il pensiero del paradiso si lega molto a quello degli emigranti», dice mentre torna col ricordo alla visita che fece nei cimiteri baschi e italiani degli Stati Uniti. «Il paradiso è infatti come un'immagine, che interviene nei momenti di maggior debolezza». I racconti di Atxaga, introdotti da Mario Artioli, sono scherzosi e commoventi, così come la canzone che chiude l'evento. È una lingua strana, il basco, ma questo poeta ci ricorda che, in fondo, se è vero che il linguaggio pone alcune differenze tra le singole tradizioni, la più grande ricchezza - dell'umanità e della letteratura - vive solo nella «mescolanza».

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