10/09/2009

Melania Mazzucco con Stefano Salis


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«Mantova esercita un incantesimo sul mio spirito. Ogni volta che ci vado il tempo si ferma»: chissà se anche Melania Mazzucco è d'accordo con Jacomo Robusti, detto il Tintoretto, protagonista assoluto dei suoi libri più recenti: il romanzo "La lunga attesa dell'angelo" e la biografia "Jacomo Tintoretto e i suoi figli". Dove, come spiega la stessa scrittrice «il romanzo è lo sportello visibile della storia di Tintoretto, la monografia sarà l'altra faccia del dittico: da un lato la visione e la libera interpretazione dei fatti, dall'altra la ricerca di una verità storica». La incontra il giornalista Stefano Salis. 


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Melania Mazzucco cerca, scopre, racconta, rende noti aspetti sconosciuti e altrimenti poco interessanti, delle due ultime settimane di vita del 'piccolo' Tintoretto, detto anche Tintorello da Pietro Aretino, per via della sua piccola statura, di appena cinque piedi, centocinquanta centimetri o giù di lì. La scrittrice, con il suo ultimo libro "La lunga attesa dell'angelo", ci accompagna in una 'full immersion', svelando con abbondanza di particolari la vita di Jacomo Robusti, detto Tintoretto, con i suoi problemi familiari ed economici, fornendoci anche un interessante racconto della vita quotidiana nel '500, con i suoi inconvenienti e scappatoie per superarli.
Tintoretto ha dipinto almeno una ventina di volte l'"Ultima Cena" e sempre in modo diverso. Quando la ridipinge da vecchio, Gesù Cristo nell'"Ultima Cena" è scomparso. Il 'piccolo' pittore è anche uno scrittore. I suoi rapporti con i Gonzaga sono formali, viene chiamato solo quando muore Tiziano. La sua produzione a Mantova è di soli due quadri che attualmente si trovano a Vienna. Tuttavia ogni anno passa da Mantova a ritirare una paga. Melania Mazzucco rivaluta la figura di un artista ancora non pienamente considerato.

Le prime cose a colpire, non appena Melania Mazzucco inizia a parlare, sono il grande amore per i suoi libri, per i suoi personaggi insieme all'estremo bisogno di ricerca prima di iniziare a raccontare. Ogni parola che esce dalla sua bocca appare lieve e ragionata insieme, quasi ricercata in ogni sua sfumatura, e la storia del suo ultimo libro non ne è che l'ultima prova.
«Più che un libro è un progetto». Tutto comincia qualche anno fa, quando riscopre a Venezia Jacomo Robusti, meglio conosciuto come Tintoretto, davanti al quadro di Maria Vergine bambina portata al Tempio, un quadro che la riempie di emozione. La stessa emozione che ritrova quando viene a conoscenza dell'esistenza di una figlia pittrice, Marietta Tintoretto, e delle leggende a lei legate. Nasce così la voglia di raccontare di questo personaggio, di riscoprirla, e a fianco di quello che doveva inizialmente essere un saggio, una biografia su un'artista per lo più sconosciuta, comincia a nascere anche la voglia di crearci attorno una storia. Creare il sogno, con "L'attesa dell'angelo", romanzo edito nel 2008, che parla degli ultimi quindici giorni di vita del pittore, e ridare la verità storica, con Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana in uscita nell'autunno.
Rimane la verità fondamentale: la storia di una figlia nata probabilmente prima del matrimonio da una donna libera, bambina vestita da maschio per poter stare in bottega e forgiata dal padre per poter diventare un'artista. Un padre fortemente innamorato di lei, quasi quanto si ama una propria opera, con la stessa gelosia che si prova sapendo che non potrà mai essere completamente in proprio possesso.
La Mazzucco racconta degli archivi visitati a Venezia per ambientare la storia nel Cinquecento rinascimentale, la fatica fatta per documentarsi e la facilità con cui si è innamorata della storia. In fondo, «se i personaggi di un libro non mi commuovono, non mi toccano mentre scrivo, non mi interessa nemmeno scriverlo».

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