11/09/2009

I LOVE QUESTA LINGUA SHUMË


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«Sono cresciuta con il sogno del mondo, con le parole dell'italiano dentro, con le parole dell'inglese, del francese e dello spagnolo che cercavo di studiare a grande fatica perché ci mancava ciò che fa vivere una lingua: la comunicazione diretta, lo scambio, il vivere la lingua con i tuoi pari». Elvira Dones ama viaggiare tra le lingue e scrive in albanese, in italiano, in inglese, o a volte in tutte queste lingue insieme, dando vita a una miscela multiculturale che bene interpreta la libertà del suo spirito. I suoi romanzi raccontano storie di donne, spesso sole, che affrontano dure scelte di marginalità: la prostituzione in "Sole bruciato", la negazione della propria femminilità in "Vergine giurata". La incontra Nicole Janigro, esperta di letteratura balcanica.


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Italiano

Originaria dell'Albania, rifugiata politica in Svizzera e successivamente emigrata negli Stati Uniti: Elvira Dones, documentarista e scrittrice, è a tutti gli effetti una cittadina del mondo. Non a caso, il titolo scelto per l'incontro che la vede protagonista insieme all'esperta di letterature balcaniche Nicole Janigro è "I love questa lingua shumé", ovvero, "Amo molto questa lingua" in una miscellanea di inglese, italiano e albanese: lingue che l'autrice padroneggia e che sono indissolubilmente legate alla sua identità. Nelle sue parole, «la lingua diventa luogo identitario quando l'origine viene cancellata». E quello dell'identità è un tema fondamentale, che tocca la scrittrice in prima persona. La Dones, infatti, dopo essere fuggita dall'Albania è stata cancellata da ogni registro ufficiale, come se non fosse mai esistita. Questo tema è stato ripreso più volte nel corso dell'incontro svoltosi stamattina a Palazzo della Ragione. L'autrice infatti, spronata dalle domande di Nicole Janigro e del pubblico, ha raccontato della sua esperienza di documentarista e di romanziera che indaga l'identità del suo popolo, e in particolare delle donne. Donne che, come le ragazze di "Sole bruciato" intervistate dalla Dones, arrivano clandestinamente in Italia con gli occhi pieni delle immagini scintillanti della tv e vengono obbligate a prostituirsi o che, per poter adempiere al loro ruolo di capofamiglia all'interno della rigida società albanese tradizionale, sono costrette a rinunciare alla loro femminilità, trasformandosi in 'vergini giurate' e venendo considerate a tutti gli effetti uomini, come succede appunto alla protagonista di "La vergine giurata". Donne, in ogni caso, che come la scrittrice stessa hanno trovato il coraggio di compiere scelte forti, di rottura, per affermarsi nella società e riappropriarsi di se stesse, con un processo di emancipazione e di crescita che è in fin dei conti lo stesso che sta vivendo oggi l'Albania. Elvira Dones è una combattiva. Da bambina cresce negli agi di una famiglia vicina al regime comunista di Enver Hoxha e sceglie di usare questo vantaggio per studiare l' italiano. È anche lei, come i suoi connazionali, affascinata dall'Italia, una nazione che vede solo tracciata dalle immagini ingannevoli delle pubblicità che le pervengono dalla TV. Capisce presto di voler uscire da quell'asfissiante gabbia. Approfitta presto di un viaggio per fuggire; una scelta non certo facile, dato che l'abbandono del suo paese coincide con l'abbandono di quello che era allora il suo unico figlio. Il prezzo che paga per l'esilio è altissimo. Condannata perchè dissidente, vede addirittura la sua identità annullata. Scopre poco tempo fa infatti che nei registri dell'anagrafe di Tirana non vi è traccia di lei: Elvira Dones non è mai nata, non esiste. Vive in Svizzera per due anni, ancora una volta 'prigioniera' a causa del suo status di rifugiata politica e successivamente si trasferisce negli Stati Uniti. I suoi libri, che scrive a volte in italiano, altre in albanese o in inglese, sono la traccia di questa vita avventurosa, una testimonianza del grande amore per la sua terra e per la libertà. Si muove comondamente tra diversi generi: il giornalismo investigativo, il documentario televisivo e il romanzo di fiction. Ne "Il sole bruciato" racconta di quella parte di Albania che, caduta la dittatura, si riversa in Italia con il desiderio avido e spregiudicato di fare soldi facili sfruttando la prostituzione delle sue stesse donne. Un libro dedicato a queste vittime quindi, ma che narra anche del 'male', del sogno albanese «sgretolatosi sulle strade d'Europa», di quegli uomini che hanno cercato la loro identità in una folle e spietata rivendicazione di supremazia sugli altri. «Oggi le cose sono cambiate» dice, «le nostre donne non sono più naïve, non si fanno più raggirare. Mentre quelli che anni fa erano dei magnaccia sono ora magnati dell'edilizia albanese, con figli che si laureano alla Statale di Roma o alla Bocconi di Milano». La Dones vuole però anche ricordare i connazionali che, continuando a lavorare onestamente senza farsi abbagliare dal miraggio del consumismo, si sono guadagnati un posto di rispetto nella società. È grazie al genere letterario che, conclude, riesce a denunciare, ma soprattutto a capire cosa c'è dietro all'agire di chi finisce alla deriva. E capire è fondamentale, perché solo così si potrà evitare il reiterarsi di queste tragedie.

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