13/09/2009

ARCHITETTURA, POTERE, POTENZA


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«La trasformazione dell'ambiente costruito risponde a due azioni di progettazione strategica complementari fra loro: costruzione e distruzione». Prendendo in esame la militarizzazione del territorio di Gaza e della Cisgiordania perpetrata dal governo israeliano e le relative strategie eversive praticate dai palestinesi, Eyal Weizman, direttore del Centre for Research Architecture al Goldsmiths College di Londra e autore di "Architettura dell'occupazione" e "Il male minore", teorizza da diversi anni la millenaria corrispondenza tra architettura e potere, offrendo un impeccabile strumento analitico per capire in che modo politica, storia e religione costituiscano l'humus antropologico del controllo territoriale. Lo incontra Luca Molinari.

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L'evento svoltosi al Seminario Vescovile vede come protagonista Eyal Weizman, architetto israeliano, direttore del Centre for Research Architecture al Goldsmiths College di Londra, autore di "Architettura dell'occupazione" e "Il male minore". Lo incontra Luca Molinari che, dopo una breve introduzione, chiede all'ospite cosa vuol dire oggi parlare di «architettura politica».Weizman fa riferimento ad un banale elemento architettonico, la finestra, che nel suo libro viene descritta come un posto di controllo, da dove poter osservare ogni cosa. Durante l'evento i maxischermi ai lati del palco mostrano immagini e fotografie tratte dal libro dell'autore, ovvero mappe che consentono di leggere l'arcipelago dei territori separati. Prendendo infatti in considerazione la militarizzazione del territoro di Gaza e della Cisgiordania, Eyal Weizman descrive l'impatto ambientale che la costruzione del muro potrebbe avere sul territorio, teorizzando il rapporto tra architettura e potere e raccontando della pianificazione degli insediamenti.

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