09.09.2010

Marcello Fois con Lorenzo Pavolini

2010_09_09_047

«Sappiamo che la conoscenza non è di questo mondo. E che le spiegazioni sono voci, voci del luogo. Sono i canti di un coro che modula ai quattro venti». Utilizzando l'indagine poliziesca come pretesto per raccontare una terra «di lamenti e rimproveri», la narrativa di Marcello Fois ("Sempre caro", "Dura madre", "Sheol" fino al recente "Stirpe") ha conosciuto negli anni un crescente successo di pubblico e di critica, segno dell'originalità del suo impianto, capace di superare i confini della letteratura di genere e di tracciare ritratti umani permeati di rabbia, amore e disincanto. A colloquio con Fois il romanziere e drammaturgo Lorenzo Pavolini.


L'evento 047 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Conservatorio di Musica "Campiani"

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Italiano

È una chiacchierata informale ma densa di contenuti quella tra il romanziere Marcello Fois e l'amico e collega Lorenzo Pavolini.
Da "Ferro recente" a "Stirpe", la carriera dell'autore sardo viene ripercorsa ponendo l'accento su luoghi al confine labilissimo tra realtà e romanzo, su quel territorio di Nuoro che Fois indaga non per provincialismo, ma perché capace di condensare universali antropologici, in particolare il mondo dei rapporti familiari.
Anche la storia è chiamata in causa. I passaggi di secolo sono momenti simili tra loro; per questo la transizione tra Ottocento e Novecento prediletta dall'autore può spiegare molto del presente. Fois non si sottrae e coglie questa possibilità, convinto che lo scrittore debba assomigliare un po' al fabbro: ribadire anche l'ovvio, il ferro recente appunto, per non condannare i lettori alla reticenza, alla perdita della memoria.

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