10.09.2010

Joshua Ferris con Marcello Fois

2010_09_10_071

«Purtroppo passiamo la maggior parte del tempo tra distrazione e inerzia. E invece la consapevolezza di sé e della propria mortalità sono la sfida esistenziale più grande». Joshua Ferris appartiene alla nuova generazione dei narratori americani. Il suo romanzo d'esordio, "E poi siamo arrivati alla fine" - ritratto della generazione dei trentenni nell'ambiente di lavoro - gli è valso nel 2007 il Premio Hemingway. Con l'ultimo "Non conosco il tuo nome", Ferris ha confermato le sue grandi abilità di scrittore, capace di disegnare i personaggi con tratti rapidi e precisi e di tenere alta la tensione narrativa, non senza una sottile vena d'ironia. Lo incontra lo scrittore Marcello Fois.


L'evento 071 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Conservatorio di Musica Campiani.

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Potrebbe essere un nuovo divo di Hollywood: occhi azzurri dietro la spessa montatura da intellettuale, viso pulito da bravo ragazzo, capello arruffato, camicia bianca e cravatta.
Joshua Ferris sorride quando Marcello Fois scherza sul suo aspetto glamour, ma quando prende la parola, è con forte accento americano che tutta la ricchezza e la complessità dei suoi romanzi esce, mentre racconta della sua ossessione per la scrittura e della curiosità per la vita che inevitabilmente ha impresso nei suoi personaggi. E tra "E poi siamo arrivati alla fine" e "Non conosco il tuo nome", i suoi personaggi non vivono una vita facile: uffici terribili in cui si combatte fra gelosie e tradimenti nel primo, una malattia assurda che costringe a vagare senza meta allontanandosi da un matrimonio felice, nel secondo. Il tutto narrato con un briciolo di tenerezza e ironia, la stessa con cui Ferris descrive la situazione di scrittore e cittadino americano dopo l'11 settembre, l'insicurezza e la chiusura culturale che spesso la caratterizza, nonostante le sue grandi metropoli. «Abbiate pazienza con noi» dice «l'America è una terra che si credeva superlativa e invincibile, ma che forse solo ora sta iniziando a sintonizzarsi davvero sul resto del mondo».

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