10.09.2010

LA MENTE SULLA CORDA. Poetica e filosofia del funambolismo

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«Il lungo cammino verso la perfezione è orizzontale». Nel 1974 Philippe Petit tenta l'impresa più temeraria della sua vita: passeggiare su un filo teso tra le Torri Gemelle di New York. Beffando la sicurezza, riesce a camminare con il vuoto sotto i piedi per oltre quaranta minuti. Di sfida in sfida, Petit ha trasformato il funambolismo in un'arte stupefacente e sovversiva, letteralmente sul filo della legalità, clandestina e pubblica a un tempo. Superati i tradizionali ambiti del circo, ogni nuova impresa di Petit si propone come happening e azione perturbante, costruita attraverso la ricerca costante di un assoluto equilibrio e del controllo armonico della mente e del corpo. Dialoga con l'autore del "Trattato di funambolismo" il giornalista Luciano Minerva.


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Luciano Minerva presenta Philippe Petit al Teatro Ariston e lo fa con l'entusiasmo che si riserva alle grandi scoperte.
Leggendo i suoi libri ha, infatti, sottolineato le vibrazioni emotive che Petit è stato in grado di trasmettere. Un personaggio davvero fuori dalle righe: a sei anni ha cominciato a fare giochi di magia e a diciassette già pensava alla tensione del filo, non solo fisica ma sottoforma di emozione. Non ha mai avuto paura perchè conosce le regole del gioco e non si assume rischi.
È impossibile distinguere lo scrittore dal funanbolo perché l'arte nasce dalla passione e la passione non accetta di essere ingabbiata in angusti limiti letterali.
Quello che davvero colpisce di Petit è la sua fisicità. L'ultima immagine che regala al pubbico è la simulazione di un borseggio da lui effettuato in giovane età. È stato talmente abile che la vittima gli ha chiesto scusa dopo averlo urtato. Ma il borseggio è puro divertimento e Petit si è gustato il trasformarsi dell'espressione del viso quando il borseggiato ha «casualmente» ritrovato il portafoglio due isolati più avanti.

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