10.09.2010

IL LAVORO INTELLETTUALE

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«Il lavoro di un intellettuale» ha scritto Foucault «è di reinterrogare le evidenze e i postulati, di scuotere le abitudini, di dissipare le familiarità ammesse, di riprendere la misura delle regole e delle istituzioni». Enzo Mari ha interpretato in questo modo la propria attività di designer, scegliendo sempre l'analisi come guida all'elaborazione progettuale e la verifica puntuale delle possibili soluzioni nel momento delle realizzazione. Insieme al giornalista Enrico Regazzoni, Mari ci spiega per concetti e metafore il senso di un lavoro fatto di carte e pensieri che si stratificano nel tempo, fuggendo la banalità e mirando all'essenza.

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Italiano

All'interno di quel gioiello in stile rococò che è il Teatro Bibiena, Enzo Mari e il giornalista Enrico Ragazzoni si sono interrogati sul senso del lavoro proprio degli artisti: quello intellettuale.
Per un'ora e mezza la voce profonda di Enzo Mira ha esposto il suo ragionamento perfetto, la commovente storia della sua vita, il senso etico, quasi morale della sua produzione. Attraverso il suo pessimismo (per niente nascosto) sul design moderno e sulle scelte degli accademici di oggi, Enzo Mira ha puntato il dito e la sua autorevole voce contro le moderne scelte dei produttori e degli imprenditori, contro i giovani progettisti che hanno ormai scambiato la forma col formalismo.
L'incontro ha regalato aneddoti e perle di saggezza. Su tutti, quella dove il pubblico ha trattenuto il respiro per qualche secondo: «Te lo dico io cos'è la bellezza! La bellezza si conosce solo per comparazione. La bellezza è la capacità di un'opera d'arte di rappresentare l'infinito».

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