10/09/2010

IDENTITÀ PERDUTE


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Considerato il maestro della narrativa irlandese contemporanea, Hugo Hamilton riesce a rendere nei suoi romanzi il senso di smarrimento per la mancanza di radici e certezze che accomuna tanta umanità. Come nel suo capolavoro, "Il cane che abbaiava alle onde", e nel recente "La maschera", dove la mancanza di una lingua comune e la sensazione di un mistero che ha segnato la propria esistenza costringono i protagonisti a guardare alla famiglia e al passato con occhi diversi. Lo intervista la giornalista Marilia Piccone. 


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Italiano

All'interno della Chiesa di San Maurizio, la giornalista Marilia Piccone ha intervistato Hugo Hamilton, uno dei maggiori esponenti della narrativa irlandese contemporanea e autore, tra gli altri, de "Il cane che abbaiava alle onde" e de "La maschera". Passando per i romanzi di Joyce fino ad arrivare alle opere di autori connazionali più recenti, gran parte dell'incontro si è incentrato sul filone, ricorrente in quasi tutti i lavori di Hamilton, della ricerca di una propria identità precisa, che, partendo dalle proprie origini, vada oltre le convenzioni che ci sono attribute dalla società. L'autore ha raccontato il disagio del se stesso bambino, lacerato tra l'identità irlandese, nazionalità di suo padre, e quella tedesca, che aveva invece ereditato da parte di madre. Ed è stata proprio questa sua metà tedesca, che negli anni Sessanta era spesso vissuta come un peso, per la «colpa» che la Germania doveva ancora farsi perdonare dopo la Seconda Guerra Mondiale, a influenzare molti dei lavori di Hamilton che, alla fine anche per questo, sceglie di legarsi maggiormente alle sue origini irlandesi. «Volevo appartenere al popolo più triste», ha infatti concluso l'autore «e non a quello che ha ucciso il popolo più triste».

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