11/09/2010

PERCORSI DI VITE CRIMINALI E UMANITÀ CANCELLATE
. Dal carcere alla ricerca di futuri possibili 


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Il dialogo tra il criminologo Adolfo Ceretti ("Cosmologie violente") e Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate e autrice di "Diritti e castighi", parte dalla sfida di osservare e comprendere attraverso nuove «lenti» la genesi dell'agire violento. Ma quando le vite violente incontrano l'istituzione totale quali possibilità di cambiamento si prospettano? Dai prigionieri si pretendono redenzioni miracolistiche, ma il carcere resiste a ogni cambiamento. La neutralizzazione del delinquente è davvero l'unica soluzione? E produce sicurezza sociale? 


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Italiano

Alle 11 e 30, nella chiesa di San Maurizio, si sono incontrati Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate, e Adolfo Ceretti, professore di criminologia all'università di Milano.
I due hanno spiegato alle persone presenti che si deve tentare di capire perché un uomo, o una donna, ha commesso azioni violente, in quanto tutti siamo potenziali criminali.
Il carcere non è la soluzione giusta per i condannati a crimini minori, in quanto, di solito, porta ad altra violenza: l'individuo in carcere viene privato della sua identità e si sente quindi una vittima; perciò, appena uscito dal carcere, commetterà altre violenze, dando così inizio ad un ciclo senza fine.
Per prima cosa, si deve cercare di trovare un'alternativa al carcere, spesso troppo affolatto e dove l'essere umano viene annichilito, e poi cercare una soluzione che reinserisca il criminale nella società. Un esempio di questi sistemi meno brutali ci è dato dall'offrire lavori fuori dalla struttura carceraria, nella quale i detenuti tornano solo per la notte.
I relatori dell'incontro hanno pubblicato dei libri sull'argomento: Lucia Castellano ha scritto con D. Stasio "Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere" mentre è appena uscito il libro di Adolfo Ceretti "Cosmologie violente".

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